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CALABRIA PESCA ON LINE :: PESCARE IN CALABRIA
PESCA ALLA RICCIOLA | Stampa |  E-mail
Pesci e Tecniche »
Scritto da Administrator   
domenica 04 febbraio 2007

 
PESCA ALLE RICCIOLE

                                                              

La Ricciola

PESCARE  LA RICCIOLA CALABRIA

( Seriola Dumerili)

  • Famiglia : Carangidi     
  • Ordine : Perciformi       
  • Classe : Actinopterigi
  
E' il Carangide  piu' diffuso nei nostri mari ed anche il piu' ricercato sia per la qualita' delle carni che per la combattivita', che rende sempre molto mozionante la sua cattura.
Diffuso nel Pacifico,in Atlantico e nel Meditarraneo e' una specie pelagica che accosta due volta l'anno : in primavera, per la riproduzione, e a fine estate-inizio autunno, preferendo le zone costiere con formazioni rocciose.

E' molto abitudinario, di anno in anno accosta sempre nelle stesse zone.

Preferisce le batimetriche tra -20 e -70 mt, anche se a volte si trova a profondita' maggiori ( oltre -300 mt).

Frequenta le zone antistanti promontori rocciosi o i dintorni di secche in mare aperto ( 3-6 Nm dalla costa) lungo le ciliate di formazioni rocciose con forti variazioni batimetriche.

I giovani ( chiamati anche Cavagnole o Limoncelle, a causa della colorazione gialla del ventre ) si spostano in branchi numerosi e usano sostare all'ombra di oggetti gallegianti.

Con l'aumentare della taglia diventano piu' solitari e molto diffidenti.

La pesca delle Ricciole



La pesca sportiva delle Ricciole e' quasi esclusivamente a traina, a giorno fatto, con sole alto e solo dopo un prolungato periodo di tempo buono.

Occasionalmente si possono catturare con la coffa, e, comunque, solo gli esemplari piu' giovani.

I risultati migliori si ottengono con il vivo


I risultati migliori si ottengono con il vivo, Aguglia e Cefalo  con lenza affondata oltre la meta' acqua o in prossimita' del fondo , a velocita' non superiore a 2 Nodi.

Preparazione delle lenze

Nella preparazione delle lenze si dovra' utilizzare un monofilo di diametro tra 0,50 e 0,70 con preferenza per i diametri minori ( la Ricciola e' molto sospettosa e studia attentamente l'esca prima di attaccare), quindi conviene utilizzare un monofilo di alta qualita' che assicuri una buona tenuta con diametri non eccessivi.

La canna


La canna potra' essere da 20/30 libre ed il milinello ( 6/0 ), a tamburo rotante, meglio se con frizione a leva ( il tipo a stella ha il difetto di regolarsi con difficolta') tarata a circa il 50% del carico di rottura del monofilo ( la taratura si effettua con dinamometro in vendita in tutti i negozi di pesca).

Questo valore di taratura della frizione puo' sembrare eccessivo ( normalmente si utilizza il 70/80 %), ma nel caso della Ricciola, a causa della sua poderosa reazione e' opportuno essere molto cauti, anche perche' l'esemplare di taglia, che puo' raggiungere i 50 Kg, prima o poi capita, ma non cosi' spesso da rischiare di perderlo.

Per l'affondamento dell'esca, scartati il filo autoaffondante ( troppo visibile) e l'affondatore idrodinamico ( poca profondita') i metodi migliori restano il piombo guardiano e la palla di cannone ( vedi Il piombo guardiano ), montati o non meno di 15/20 mt dall'esca.

L'assetto di pesca e' con una sola canna, sia per le difficolta' di manovra necessarie a mantenere l'esca in prossimita' del fondo che per la notevole reazione della Ricciola che renderebbe necessario salpare l'eventuale seconda canna prima di iniziare il recupero.

Alcuni, durante la traina a Ricciole, utilizzano una o due canne leggere per il reperimento delle esche ( Aguglie ).

Personalmente non credo che valga la pena di montarle in quanto la bassa velocita', necessaria per questo tipo di traina, non e' adatta all'uso di esche artificiali o alle matassine per le Aguglie.

L'azione di pesca e' piuttosto movimentata dovendo sollevare l'esca in prossimita' di rilievi e immergerla negli avvallamenti.

Tali manovre richiedono buona conoscenza dello scandaglio e della risposta dell'imbarcazione, infatti, se si pesca da soli, l'unico modo di sollevare e abbassare l'esca e' quello di variare leggermente la velocita'.

Se si pesca in due, uno ai comandi l'altro alla canna, le manovre di sollevamento e immersione dell'esca potranno avvenire tramite mulinello, dietro segnalazione di chi segue lo scandaglio, risultando piu' precise e senza "strappi" dovuti alle variazioni di velocita'.

Naturalmente in alternativa al vivo si possono utilizzare esche naturali morte ( vedi Innesco delle esche naturali ), in questo caso e' opportuno provare anche con un Calamaro di piccole dimensioni ( 10/12 cm, con ancorotto come amo ferrante ) che, molto spesso, funziona meglio delle Aguglie e dei Cefali.

Pesca delle Limoncelle (Cavagnole)

Le Ricciole allo stadio giovanile, dette dielettalmente Limoncelle o Cavagnole, accostano di prefenza tra Settembre ed Ottobre negli stessi luoghi degli adulti.

Cacciano a mezza acqua, a volte spingendosi fino alla superfice e sono, almeno inizialmente, molto meno sospettose.
Per questo motivo si possono utilizzare esche artificiali quali :

   
  • Pescetti da 5 a 8 cm, piombo 200/300 gr a 10 mt, lenza sufficente ad arrivare a meta' acqua.   
  • Cucchiaini da 3 a 5 cm, piombo 50/150 gr a 20 mt, lenza per portarli ad 1/3 della profondita'.    
  • Piume da 5 cm a galla, lenza a 20/25 mt dall'imbarcazione.


Date le contenute dimensioni delle Limoncelle il monofilo sara' da 0,30-0,35 e la canna da 8/10 libre, mentre il mulinello e' opportuno che sia sempre a tamburo rotante con frizione a leva ( e' molto frequente l'incontro con Tonnetti e Lampughe).

I posti e gli orari sono gli stessi delle Ricciole adulte, mentre la velocita' di traina e' intorno a 3/4 nodi.
Come per gli adulti e' essenziale che nei giorni pecedenti l'uscita ci sia stato tempo buono e mare calmo, infatti anche le Limoncelle in caso di mare mosso si spostano verso il largo e riaccostano solo dopo diversi giorni di calma.

Parimenti importante e' che la giornata non sia nuvolosa, le ore migliori, anche per gli adulti, sono quelle centrali della giornata.

Si tenga presente l'abitudine delle Limoncelle a sostare all'ombra di oggetti galleggianti ( come fanno le Lampughe), quindi se si incontrano relitti alla deriva e' opportuno passare vicino, magari compiendo uno o due giri..

 

 

 

            Fonte articolo : charterpesca.net

 


Ultimo aggiornamento ( domenica 03 febbraio 2008 )
 
IL CARPFISCHING | Stampa |  E-mail
Pesca Acque Interne
Scritto da Administrator   
domenica 04 febbraio 2007



La nascita del carpfishing, ovvero di una specifica tecnica di pesca sportiva volta alla cattura della sola carpa, si fa risalire al 1978 in Inghilterra. In quell'anno Kevin Maddocks e Lennie Middleton misero a punto, dopo ripetute osservazioni in acquario, una tecnica di innesco che lasciava completamente libero l'amo.

L'esca veniva infatti collegata ad esso grazie ad un capello (almeno nella sua versione più primitiva) detto per questo hair rig. In questo modo, lasciando l'amo scoperto, era possibile favorire l'aggancio dello stesso nella bocca del pesce.

La carpa infatti si alimenta aspirando il cibo e non mordendolo come tipicamente fanno altre specie di pesci.

Il carpfishing si pone come obiettivo la cattura di grossi esemplari di carpa; dopo la cattura però, gli stessi, vengono sistematicamente rilasciati non prima di aver fatto una foto ricordo. Probabilmente, è stata la prima tecnica del movimento, tuttora in forte espansione, detto Catch and release o No-kill.

Per favorire una selezione nei confronti di pesci di piccola taglia o di altre specie, si è sviluppata un'esca che caratterizza la tecnica del carpfishing: la boilie. Un aspetto fondamentale della disciplina del carpfishing è l'assoluto rispetto del pescato. Questo infatti viene trattato con ogni cura e per la foto ricordo viene adagiato su di un apposito materassino di slamatura, che impedisce alla carpa di ferirsi e di perdere il muco che ne ricopre il corpo. Anche i terminali sui quali si collega l'esca, vengono costruiti in modo da arrecare il minor danno possibile: allamando la carpa nel labbro inferiore cartilagineo e quindi di più facile e rapida rimarginazione.

Boilies

Le Boilies sono delle sferette composte da svariati tipi di farine, impastate con uova e successivamente bollite (da qui il termine). Le sferette così ottenute, del diametro solitamente compreso tra i 10 e 24 millimetri, risultano essere l'esca principe del carpfishing. Queste infatti risultano essere particolarmente selettive nei confronti dei pesci di altre specie e di quelli di piccole dimensioni. Grazie alla loro durezza, ottenuta grazie al processo di cottura e successiva asciugatura, sono in grado di resistere in acqua a lungo (anche oltre 24 ore) senza sfaldarsi e deteriorarsi, come avveniva utilizzando la polenta, da sempre ritenuta grande attrattrice di carpe. Le boilies si distinguono in due grandi gruppi:

    * Readymade: esche già pronte e confezionate a livello industriale;
    * Selfmade: esche che vengono formulate dal pescatore a partire dalla composizione fino al processo di cottura.

Per quel che riguarda le prime, in commercio se ne possono trovare di svariati tipi e aromi; ogni boilies infatti è caratterizzata da un suo specifico odore e sapore, caratteristica che ne determina la resa in pesca. Le boilies selfmade, devono invece essere formulate in ogni sua componente, sia nel mix, ovvero l'insieme delle farine, sia nella parte liquida, che ne determina l'aspetto aromatico.

Inneschi

Gli inneschi usati
nella tecnica del carpfishing si dividono in due categorie: affondanti e galleggianti. Per l'innesco affondante oltre alle granaglie si utilizza la boilie classica, un impasto di farine e uova. Per l'innesco galleggiante si usa un tipo di boilie, generalmente sempre composta da farine ma trattata e cotta in altro modo (forno a microonde ecc..), denominata "pop up".

Gli inneschi affondanti si posano sul fondale e vengono usati in quasi tutte le normali sessioni di pesca. Le pop up's invece vengono utilizzate nei casi in cui il fondale presenta delle anomalie come ad esempio durante il periodo caldo in cui avvengono fermentazioni naturali del fondo.

La fermentazione non permette alla boilie affondante di sprigionare correttamente l'aroma in esso contenuto e quindi il risultato è che la carpa non individua facilmente l'esca. Altro motivo dell'utilizzo della boilie galleggiante è quello in cui la presenza di ostacoli impedisce il corretto posizionamento della boilie affondante. Le alghe, ad esempio, ostacolano tale posizionamento.

Utilizzando una pop up
, questa può uscire oltre l'altezza delle alghe e può essere quindi intercettata senza grossi problemi. Si possono usare esche di ogni genere come mais, tiger nut, favetta, bacca d'acero ecc.. e rendere tali esche galleggianti utilizando delle apposite spugnette, polistirolo e sughero.

Nella montatura Pop up  l'esca è avvolta da una sottile rete (si usa normalmente un pezzo di collant). Tale protezione serve a rendere l'esca più resistente agli attacchi di altri pesci, gamberi e uccelli. Senza questa protezione, possono romperla e annullarne l'efficacia.

La retina di protezione è valida per qualsiasi tipo di innesco e impiegata soprattutto quando si utilizzano esche la cui consistenza è minima, come piccoli gamberi, cozze ecc.. Serve anche a realizzare inneschi di forma sferica quando si vogliono impiegare elementi di piccole dimensioni come ad esempio i semi di canapa, grano e altro.
Ultimo aggiornamento ( sabato 17 novembre 2007 )
 
Pesca a fondo in acqua dolce | Stampa |  E-mail
Pesca Acque Interne
Scritto da Administrator   
domenica 04 febbraio 2007



La pesca a fondo in acqua dolce è la tecnica di pesca più semplice che esista e praticata sin dall’antichità. Consiste nella mera azione di mettere una zavorra (un piombo) al finale della lenza, affinché l’amo coperto dall’esca se ne resti adagiato sul fondale in attesa che qualche pesce (come: carpa, tinca, barbo, cavedano, pesce gatto, anguilla, ecc…) grufolando sul fondale alla ricerca di cibo, rimanga allamato.

Le dimensioni del piombo, delle lenze e degli amo, variano a seconda del tipo di acqua in cui si decide pescare e a seconda del tipo di pesce. Se si pesca in acque lente di fiumi o laghi si possono usare anche grammature più leggere (15-20-30g), o piombi più grandi per i correntoni (50-60-80g).

Il diametro dei monofili e dei finali
, varia a seconda delle dimensioni e della combattività del pesce che s’intende insidiare (di solito per le carpe è consigliabile avere in bobina uno 0,35-0,40 e un finale in dacron da almeno 10 libre).

Ami piccoli (per esempio del 14-16), saranno ideali per pesci come cavedani o barbi, mentre ami di diametro più ampio (ad esempio un 4 o un 6), andranno bene per le carpe. Le esche da fondo possono essere molteplici: mais, lombrico, bigattino, formaggio, polenta, amarena, pastarello (preparato ad arte dal pescatore), ecc…

La canna da pesca (di solito telescopica) deve avere un’ottima azione di punta con un cimino sensibile alle toccate, ma non eccessivamente morbido, perché deve essere comunque in grado di fronteggiare la combattività di pesci anche di discreta taglia.

Il mulinello
, consigliabile di medie dimensioni, deve avere una buona portata di lenza in bobina. Una volta lanciata l’esca, la canna viene adagiata su un’apposita forcella piantata a terra e vicina al pescatore in attesa, che deve essere sempre pronto ad intervenire in caso di abboccata.

Fino a non molti anni fa tanti pescatori si servivano dell’ausilio di un campanellino che agganciavano alla punta della canna e li metteva nell’avviso, suonando non appena il pesce abboccava. Oggi con l’avvento della moderna tecnologia di pesca il vecchio campanellino è stato quasi completamente sostituito da avvisatori elettronici inseriti nella forcella.

A seguito dell’introduzione anche in Italia di tecniche più selettive ed evolute del vecchio fondo, come il Carpfishing e il Ledgering, la pesca a fondo classica ha iniziato a subire un inesorabile lento declino, con una diminuzione costante di suoi praticanti.

In molte riviste di pesca sportiva non se ne parla quasi più ed anche nei siti di pesca internet sembra essere scomparsa. Tuttavia esistono ancora molti strenui sostenitori di questa tecnica di pesca che seppur classica rimane sempre profondamente affascinante.
Ultimo aggiornamento ( sabato 17 novembre 2007 )
 
Pesca in apnea | Stampa |  E-mail
Pesca in Apnea
Scritto da Administrator   
domenica 04 febbraio 2007
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera rilasciato con licenza:GNU Free Documentation License.


La caratteristica principale della pesca in apnea, che la differenzia dalle altre forme di pesca sportiva, consiste nell'impegno atletico, indispensabile per praticarla.


Caratteristiche

La pesca in apnea è una disciplina antichissima, probabilmente praticata da sempre dall'uomo in forme rudimentali per procurarsi il cibo immergendosi sott'acqua. L'evoluzione nella sua forma moderna è avvenuta però soprattutto nell'ultimo secolo, grazie alle innovazioni nelle tecniche e nelle attrezzature subacquee. Storicamente denominata "pesca subacquea", oggi si preferisce chiamarla "pesca in apnea" per sottolinearne il valore sportivo e la radicale differenza rispetto alle pratiche illegali di bracconaggio effettuate con l'ausilio di autorespiratori (la pesca con le bombole, vietata in Italia ed in molti altri paesi).

La sportività e il fascino di tale disciplina è determinato dal fatto che l'immersione si svolge in apnea, cioè trattenendo il fiato per pochi minuti (massimo 2-3 per i migliori atleti), cercando la preda libera nel suo habitat naturale. Il successo di un'azione di pesca è determinato soprattutto dall'adattamento del pescatore all'ambiente marino, nel quale cerca di muoversi come se fosse anch'egli un pesce predatore.

Tale adattamento, definito "acquaticità", si acquisisce con anni di esperienza ed allenamento e conduce il pescapneista a muoversi in modo fluido e silenzioso sott'acqua. Per raggiungere tale obiettivo è fondamentale unire il rilassamento, che consente di diminuire il consumo di ossigeno, alla concentrazione necessaria perché l'azione di pesca giunga a buon fine.

La soddisfazione in questa disciplina sportiva non è determinata solo dalla cattura in sè, ma in generale dal piacere dell'immersione in apnea e della ricerca della preda. Tale ricerca richiede una conoscenza approfondita dell'ambiente marino acquisita con l'esperienza, e tale conoscenza si accompagna ad un profondo rispetto da parte del pescasub del mare e dei suoi abitanti. La cattura costituisce infine il traguardo della prestazione atletica.

Una caratteristica fondamentale della pesca in apnea consiste nell'essere altamente selettiva, oltre che difficile ed impegnativa, e ciò la rende pienamente compatibile con la salvaguardia dell'ambiente marino. Il pescapneista infatti vede la preda prima di scoccare il tiro e può valutarne in anticipo le dimensioni e la specie.

Ciò permette di catturare solo esemplari adulti che hanno già compiuto vari cicli di riproduzione, garantendo in tal modo la sopravvivenza della fauna marina. Il pescasub può inoltre evitare per scelta di catturare o di intensificare il prelievo nei confronti di specie sensibili o di salvaguardarle durante il periodo riproduttivo. Ciò riguarda in particolar modo le specie bentoniche stanziali come la corvina e la cernia, verso le quali il pescasub può e deve esercitare un prelievo selettivo che tenga conto della loro vulnerabilità.

Comunque l'impatto di questa attività sull'ecosistema marino, se condotta nel rispetto delle regole e dell'etica della pescasub, è minimo. Studi della F.A.O. hanno considerato il prelievo effettuato dalla pesca sportiva in generale pari allo 0,6 % della quantità di pesce pescato nel mondo. Una quantità irrilevante se rapportata all'impatto delle tecniche di pesca intensive e non selettive come ad esempio lo strascico, capace di arare i fondali marini trascinando con sè qualsiasi essere vivente.

Mentre il pescapneista deve cercare di adattarsi ad un ambiente ostile, la preda ricercata è libera nel suo habitat naturale e dispone della capacità di avvertire ogni minimo movimento del pescasub anche a grandi distanze attraverso la linea laterale oltre che con la vista. Ogni rumore o movimento brusco indice di ostilità determina la fuga repentina del pesce oppure il suo stazionare a "distanza di sicurezza", oltre la distanza utile di tiro del fucile subacqueo di circa 4-5 metri.

Il pescatore sportivo in apnea non trae profitto economico dalla pesca e non cattura prede di cui poi non si ciba, integrandosi quindi nella catena alimentare che lega tutti gli esseri viventi.

Fucile subacqueo

L'attrezzo da pesca utilizzato per catturare la preda viene comunemente definito "fucile subacqueo", ma in realtà non ha molto a che vedere con le armi da fuoco se non nella forma, somigliando nella funzione piuttosto ad una balestra o ad un arco.

Ne esistono due tipologie: l'arbalete (fucile ad elastici) e l'oleopneumautico (fucile ad aria compressa). Entrambi hanno la funzione di lanciare una freccia d'acciaio per catturare il pesce utilizzando come mezzo di propulsione l'aria compressa o degli elastici in gomma. La gittata massima è di 5-6 metri nei modelli più lunghi, ma a quella distanza il tiro è già molto difficile e si preferisce tentare il tiro a distanza più ravvicinata.

Ogni fucile dispone di un' asta collegata tramite una sagola. Quindi il pescatore apneista dispone di un' unica possibilità di tiro per ogni immersione ed un eventuale errore determina quasi sempre la fuga del pesce e l'impossibilità di ritentare immediatamente il tiro.

Tecniche

Nella pesca in apnea esistono diverse tecniche, ciascuna adatta a diverse situazioni di pesca e per catturare diversi tipi di prede. Un bravo pescatore apneista è in grado di decidere quale tecnica attuare in funzione delle condizioni ambientali e dei propri obiettivi. Le tecniche di base sono tre:

    * Pesca all'agguato
    * Pesca all'aspetto
    * Pesca in tana

Fisiologia

La pesca in apnea è un'attività sportiva molto complessa e difficile. Per questo il pescatore deve conoscere la fisiologia dell' immersione in apnea finalizzata alla pesca per evitare di incorrere in incidenti.

In particolare bisogna evitare assolutamente l'iperventilazione e la protrazione dell'apnea nonostante il sopraggiungere delle contrazioni diaframmatiche, campanello d'allarme che indica che la riserva d'ossigeno sta per esaurirsi. Bisogna inoltre osservare degli adeguati tempi di recupero tra i tuffi e non immergersi mai in condizioni di stanchezza.

Ogni sforzo sul fondo và ad intaccare le energie e la riserva d'ossigeno del pescatore e bisogna avere la consapevolezza che con l'aumentare della profondità aumenta anche l'apparente senso di benessere dovuto alla elevata pressione parziale dell'ossigeno.

Tale stato è però illusorio e puo indurre a prolungare pericolosamente l'apnea; la pressione parziale dell'ossigeno infatti diminuisce durante la risalita e ciò puo condurre il pescasub alla sincope. Per questo l'immersione a profondità elevate è riservata a pescatori esperti ed allenati, accompagnati da un compagno sulla verticale pronto a prestare soccorso in caso di difficoltà.

La capacità di pescare in profondità in sicurezza viene conquistata con molti anni di esperienza e con molta prudenza, fondamentale in questa disciplina. Comunque non è assolutamente necessario spingersi in profondità per catturare prede di valore.
Ultimo aggiornamento ( domenica 04 febbraio 2007 )
 
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