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CALABRIA PESCA ON LINE :: PESCARE IN CALABRIA
PESCA IN CALABRIA IL FIUME CRATI | Stampa |  E-mail
Itinerari di pesca
Scritto da Aldo Porto (FLY )   
lunedì 17 marzo 2008

PESCA IN CALABRIA IL FIUME CRATI

pesca in calabria il fiume crati cosenzaNasce a quota 1742 metri dal livello del mare, nel cuore dell’altipiano silano a valle del monte Corbello, qui è poco più di un rigagnolo d’acqua tanto da essere chiamato “Craticello” dove però delle splendide trote trovano un ideale habitat naturale. Man mano che prosegue il suo cammino( per un totale di circa 87 Km), grazie ai suoi affluenti, acquista una certa corposità. Per i suoi primi dieci chilometri la poca acqua ma cristallina scorre all’interno di una vegetazione tipica d’altura formando qualche cascatella naturale . Questo tratto del Crati, che fortunatamente non conosce la parola inquinamento, è incontrastato regno della fario silana: selezionatissima specie autoctona. Attraversato questo primo tratto il nostro fiume raggiunge i primi centri abitati ; Pianecrati, Appigliano, da qui fino alle porte di Cosenza dove si incontra con il Busento, le acque sono ancora accettabili ma le trote scarseggiano. Da qui in poi inizia la “via crucis” per il Crati che in alcuni tratti è una vera e propria fogna a cielo aperto tanto che nel tratto cittadino non si parla di pesca. Scendendo lungo il percorso, una miriade di affluenti ridanno vita al fiume, tra questi si distingue il Mucone che, dopo aver alimentato il lago Cecita in Sila ne diviene unico emissario.
Quanto sia importante per il Crati questo splendido affluente di provenienza silana, lo conferma la riacquistata vitalità che troviamo a valle della sua confluenza infatti da qui, dopo un coma profondo, si verifica il risveglio. A valle del Mucone , anche se limitato nelle speci, il Crati è molto ricco di pesce e per i pescatori di carpe e cavedani è un vero paradiso.
Questi diciassette - diciotto chilometri di fiume, cioè dalla confluenza del Mucone fino all’invaso artificiale di Tarsia ( un tempo meta preferita per i pescatori ora area umida protetta),sono quelli che offrono il più alto coefficiente di pescosità. I fondali si aggirano mediamente dai 50 agli 80 cm, la conformazione fisica del suo alveo è composta prevalentemente di ciottoli e sabbia molto fine il che provoca di repentini cambiamenti di percorso e di fondale, anche senza il verificarsi di piene.
Qui si possono utilizzare tutte le tecniche di pesca: dalla passata con esche naturali allo spinning con piccoli rotanti e minnow (per insidiare prevalentemente cavedani di buona taglia), alla pesca a mosca sia secca che sommersa. Ciò che assicura invece la cattura di grosse carpe, è la patata bollita e presentata ai nostri ciprinidi in piccoli cubetti di circa un centimetro (ottima esca se preceduta da pasturazione).
pescare in calabria fiume crati cosenza calabria
 
Anche il granoturco si rivela un’ottima esca per cavedani e carpe. Per quanto concerne le altre esche, il bigattino e il lombrico rosso sono considerate le esche “acchiappa tutto” e in qualsiasi stagione fanno strage di carassi, un po’ meno di cavedani e qualche carpa e tinga . Negli ultimi 25 Km ,praticamente dalla diga di Tarsia alla foce nel mar Ionio, nei pressi di Sibari,la conformazione fisica ambientale del Crati non cambia, stessa acqua stessa fauna ittica ma con ospiti stagionali, qui si possono trovare i cefali, qualche spigola e nel periodo di risalita le cheppie o alose specialmente alla confluenza con il Coscile, uno dei suoi maggiori affluenti.
Attenzione però in quanto, come per l’invaso di Tarsia anche la foce del Crati è oasi protetta per cui vige il divieto di pesca.

Aldo Porto (FLY )

 
PESCA A MOSCA PESCA ALLA TROTA CON LA MOSCA SECCA | Stampa |  E-mail
Pesca con la mosca
Scritto da Aldo Porto (FLY )   
sabato 01 marzo 2008

PESCA A MOSCA :
APERTURA PESCA ALLA TROTA CON LA MOSCA SECCA

pesca a mosca trota pescare calabria pescaMa dove vai? Troppo freddo! non ci sono schiuse di mosche! tornerai certo con un cappotto.

Mi sembra già di sentire nelle orecchie queste frasi quando qualche mio collega pescatore a mosca legge il titolo. Eppure il tempo dell’inizio stagione per la mosca è un periodo da non sottovalutare, per chi frequenta un determinato tipo di ambienti, cioè i fiumi del piano, i torrenti di fondovalle a bassa quota. Questi corsi d’acqua sono capaci di regalare soddisfazioni anche se ancora fa un po’ freddino, purché vengano affrontati in modo giusto e soprattutto senza pretendere di pescare dall’alba al tramonto. Utilizzare solo la mosca secca durante l’inizio della stagione può risultare una forzatura specialmente con temperature rigide e conseguente assenza di schiuse di insetti, ma può rivelarsi addirittura determinante nei fiumi del piano o di fondovalle citati in precedenza. In questo periodo si deve arrivare sul fiume verso le 11 o anche più tardi , pescare con una delle due mosche che imitano gli insetti di solito presenti: una oliva media alata su amo del 14 o 16 a gambo lungo, oppure una più grossa effimera scura, sempre con le ali leggermente screziate, imitante un insetto del genere Ecdyonurus . In questo periodo di inizio stagione è perfettamente inutile portarsi dietro scatole su scatole di mosche. Questo servirebbe solo a metterci in difficoltà. Dimentichiamoci le sedge, valide dalla primavera in poi, i plecotteri, le microscopiche effimere estive. Adesso è il momento di utilizzare qualche buona imitazione di quelle classiche un po’ demodé , tipo blue dun, march brown, olive dun, valide per gli ambienti con acqua più mossa e per pesci meno nervosi. Due o tre tipi di mosche da caccia ci consentiranno qualche tentativo fuori schiusa nelle acque più mosse ; andranno benissimo le classiche Panama, 699 e 700 di Devaux , o mosche similari che imitano di tutto, ed hanno hackles miscelate con pernice per conferire all’artificiale una superiore sensazione di vita.

COSA EVITARE

pesca a mosca trota fario pescare calabria pesca in calabriaUn accenno ai luoghi che accuratamente “scanseremo” in questo inizio di stagione per ridurre il rischio di cappotti e perdite di tempo. Zone incassate e buie, cascate e giri d’acqua profondi , buche uniformi e prive di ostacoli sono il peggio del peggio. L’ideale è una bella piana soleggiata rotta da massi e ceppi sommersi con profondità media ; anche in assenza di schiuse è probabile che qualche trota sarà invogliata da quella bella imitazione di effimera che abbiamo costruito con pazienza e fiducia nelle lunghe serate invernali, e la bollata lenta e decisa ci ripagherà della fatica del freddo e dalla disapprovazione dei colleghi rimasti a casa, ad attendere tempi migliori.

Aldo Porto (FLY )

 

Ultimo aggiornamento ( sabato 01 marzo 2008 )
 
IL LEGERING DIFFERENZA TRA BEACHLEDGERING - BEACHLEGERING | Stampa |  E-mail
Beachlegering
Scritto da Administrator   
mercoledì 27 febbraio 2008

IL LEGERING

DIFFERENZA TRA BEACHLEDGERING - BEACHLEGERING

bigattino IL LEGERING DIFFERENZA TRA BEACHLEDGERING - BEACHLEGERING pesca pescare calabriaIl beach ledgering è una specialità con una collocazione precisa rispetto alle mille varianti del surf, diametralmente opposta in quanto a filosofia, ma perfettamente calzante perché capace di equilibrare le esasperazioni del surf. Mare calmo da una parte e mosso dall'altra. Attrezzi leggeri contro quelli pesanti. Il giorno in sostituzione della notte, e così via. Contrariamente a quanto si pensa, però, la caratteristica di questa specialità non è la leggerezza, sebbene questo sia un aspetto irrinunciabile, ma l'uso del pasturatore: beach led-gering significa, infatti, "pasturando dalla spiaggia". Però, quasi a sottolineare la valenza impalpabile della tecnica in questione piuttosto che la pastura, la "d" di ledgering è sparita più o meno da tutti i testi grazie ad un neologismo che risponde appunto a legering. Il vocabolo, privo della "d" parrebbe liberare l'utente dal vincolo del pasturatore e così ci ritroviamo, di fatto, di fronte a due interpretazioni: il beach ledgering ed il beach legering. La prima, fedele, propone in ausilio alla pesca il pasturatore; la seconda, invece, si identifica unicamente per via degli attrezzi leggeri.

BEACH LEDGERING

IL LEGERING DIFFERENZA TRA BEACHLEDGERING - BEACHLEGERING pesca pescare calabriaSi tratta di una tecnica di pesca al lancio dalla spiaggia caratterizzata dall'uso del pasturatore e del bigattino e per conseguenza dalla leggerezza degli attrezzi. In pratica è uno dei tanti adattamenti al mare di una specialità nata in Inghilterra, nelle acque interne. Si pratica tutto l'anno, sia di giorno che di notte. Le condizioni ottimali però sono con mare calmo e bonaccia o vento che soffia dalle spalle, dalla primavera all'inverno. Sebbene, l'azione di pesca si svolga dalla spiaggia e l'esca sia lanciata con una canna, il bigattino introduce un nuovo concetto che va assimilato attraverso la pratica: la pasturazione. Nel caso più semplice questa avviene tramite il pasturatore, ossia un contenitore piombato, opportunamente forato e riempito di bigattini, che viaggia in sostituzione del piombo. Ma nulla vieta, ad esempio, di fiondare in mare palle di "bigattini", opportunamente incollati. Il pasturatore non solo consente di allontanare, quanto possibile, la pastura dalla riva, ma concentra la sua azione nel punto dove cade creando la miglior condizione possibile per la pesca. Il rilascio della pastura è in relazione alla dimensione dei fori del contenitore. Sarà pertanto l'esperienza a suggerire il diametro adatto ed eventualmente il modo per auto costruirsi un pasturatore ad hoc. Il risultato da ottenere comunque è la liberazione più veloce possibile del bigattino così da mettere in piedi, vicino all'esca, una folla di vermetti in movimento di grande richiamo per saraghi, orate, spigole e mormore. Infatti, contrariamente al brumeggio tradizionale, a meno di residui di risacca, il bigattino non si sposta con la corrente ma si muove, limitatamente sul fondo, grazie ai propri mezzi. L'area di influenza quindi non è legata alla sua presenza come avviene ad esempio con le pasture convenzionali solubili in acqua, ma alla trasmissione delle onde generate dal continuo e caratteristico agitarsi del bigattino. Arrivare col complesso pescante al limite della prateria a posidonia significa quindi agire sugli organi più sensibili dei pesci da una posizione privilegiata sul campo più fertile che si trovi in mare. La limitazione evidente di questa tecnica è la grandezza dell'amo. Infatti per innescare il bigattino senza comprometterne la vitalità è indispensabile pungere sotto pelle senza toccare la parte più "appuntita" del verme dove c'è la testa. Per tale operazione serve quindi un amo a filo sottile di numerazione compresa dal 10 al 16. Spesso, per coprire il gambo dell'amo è conveniente innescare un bigattino a mo' di arenicola e terminare l'operazione con unoIL LEGERING DIFFERENZA TRA BEACHLEDGERING - BEACHLEGERING pesca pescare calabria o più vermetti appuntati sotto pelle. Tale tecnica assicura inoltre la presenza dell'esca anche dopo un lancio esasperato. Purtroppo al grande potere attirante dell'esca non corrisponde un'altrettanta tenuta della paratura. E benché le prede più frequenti siano animali di misura da porzione, spesso la fine combattimento è prematura per la rottura dell'amo o ancor più con frequentemente per la rottura del filo, sempre sottilissimo (0,12-0,18), in proporzione alla grandezza dell'amo e a quanto richiesto perché il bigattino esprima al massimo le sue qualità.

BEACH LEGERING

IL LEGERING DIFFERENZA TRA BEACHLEDGERING - BEACHLEGERING pesca pescare calabriaTale variante è di fatto il sistema di pesca più leggero e più diffuso nelle nostre spiagge. I primi seri tentativi risalgono a molti anni fa, ad opera dei migliori agoni-sti italiani, in occasione degli incontri del Club azzurro di surfcasting. La necessità di sviluppare un confronto a vista tra gli atleti ha infatti portato alla via dell'agonismo diurno, senza limitazioni in fatto di peso e specie, vista la difficoltà di far carniere e quindi classifica. In questo ambito hanno fatto la comparsa le canne a doppio cimino, i fili del 14, la caccia ai muggini, la ricerca sul gradino di risacca è la logica conseguenza e solida base del beach legering, una tecnica dove il legering ha assunto appunto l'accezione di leggero. Pasturatore a parte, che, ribadisco, caratterizza una tecnica a se stante, il beach legering si propone, con attrezzi super leggeri e zavorre non superiori ai 50 grammi, di sfruttare il movimento biologico del sottoriva senza però tralasciare quanto di raggiungibile in mezzo al mare in situazioni di bonaccia. Mormore e muggini e spigole, sono quindi le prede più frequenti da insidiare soprattutto di giorno. Le esche sono più corpose del minimo bigattino. In genere vermi: anellidi dei più comuni quali, arenicola, americano, coreano e tremolina. Quest'ultimo particolarmente adatto per la cattura dei muggini di mezza stagione che si avvicinano fin sotto il gradino di risacca in coda ad una mareggiata o comunque con acqua non troppo limpida. Nelle spiagge più profonde risultano così vicini alla riva che si possono pescare al tocco con la canna in mano e mezza paratura fuori dall'acqua.

I BIGATTINI

bigattino IL LEGERING DIFFERENZA TRA BEACHLEDGERING - BEACHLEGERING pesca pescare calabriaIl bigattino, è un'esca importata dalle acque interne. Si tratta della larva della mosca carnaria. Si presenta come un piccolo verme di colore biancastro, con un'estremità appuntita, sensibile per la presenza della testa e quindi da non ledere. L'innesco si effettua dall'altra parte o sotto pelle, nel mezzo. Si conserva in frigorifero a bassa temperatura, anche per diversi giorni. Appena inizia a scaldarsi inizia ad agitarsi costantemente. Le caratteristiche basilari sono appunto: grande mobilità, resistenza sia al lancio che all'acqua, colori chiari e non ultimo, grande reperibilità e costo contenuto. E, male non ci sta, è appetito da tutte le specie ittiche. 

IL PASTURATORE

bigattino IL LEGERING DIFFERENZA TRA BEACHLEDGERING - BEACHLEGERING pesca pescare calabriaIl pasturatore è il contenitore della pastura. Di solito è un cilindro di plastica, di volume variabile, forato in più parti, con coperchio a pressione. Per il lancio è dotato di una piombatura propria, abbastanza modesta, da pochi grammi, fino a 20-30 grammi. E' un attrezzo molto semplice che si presta ad essere riprodotto col fai da te secondo le specifiche più personali. Per aumentare la gittata senza rinunciare al volume utile, si può costruirlo in metallo anziché in plastica. Oltre tutto, se usato nella sabbia, risulta molto più resistente, soprattutto per le deleterie esposizioni al sole.


Ultimo aggiornamento ( mercoledì 27 febbraio 2008 )
 
SHOCK LEADER – SURFCASTING E BEACHLEGERING - SHOCK LEADER – COME REALIZZARLO E PERCHE' | Stampa |  E-mail
Accessori e Attrezzature pesca »
Scritto da DAVIDE   
sabato 23 febbraio 2008

SURFCASTING E BEACHLEGERING 

 
  SURFCASTING E BEACHLEGERING pesca pescare in calabria
 

SHOCK LEADER – COME REALIZZARLO E PERCHE'

Nel surfcasting (ma anche nel ledgering), l’esigenza di raggiungere notevoli distanze di lancio richiede l’adozione di particolari accorgimenti.

L’utilizzo di monofili di diametro particolarmente ridotto ed il contestuale impiego di una zavorra adeguata, unita ad altri fattori quali la tecnica di lancio, la “reattività” della canna e le caratteristiche di imbobinamento di specifici mulinelli, permettono al surfista di poter raggiungere distanze davvero notevoli.

Tralasciando per un attimo l’aspetto relativo alle attrezzature, poniamo la nostra attenzione sul rapporto esistente tra monofilo e piombo.

E’ unanimemente risaputo che l’attrito prodotto dal filo che scorre negli anelli e la resistenza che esso oppone al lancio è tanto minore, quanto minore sarà il suo diametro; Allo stesso modo è pacifico che il lancio sarà tanto più lungo quanto maggiore sarà il peso del piombo che monteremo su di esso.

Ma come combinare questi due fattori?

Nel momento del lancio, il peso della zavorra, unito alla forza centrifuga, si andrà a somare all’energia trasmessa dalla canna in flessione al piombo e tutto questo graverà sul filo.

Per tale motivo è essenziale che il filo abbia un carico di rottura sufficientemente elevato per poter resistere a questo “shock”.

Poiché è ovvio che un filo di diametro sottile non possa reggere ad una tale forza, è indispensabile l’utilizzo di uno spezzone di filo, detto “shock leader”, di diametro adeguato alla zavorra, che funga da “parastrappi” in fase di lancio.

La lunghezza dello shock leader dovrà essere pari ad almeno il doppio dlella lunghezza della canna impiegata,

Il suo diametro dovrà poi essere adeguato alla zavorra che vorremo utilizzare; esso dovrà permetterci, in fase di lancio, di forzare tranquillamente e senza pericolo di rottura.

Uno dei problemi principali che dovremo risolvere, nel caso in cui utilizzeremo questo shock leader, sarà il nodo di giunzione fra lo stesso ed il trave (filo imbobinato sul mulinello).

Tale nodo dovrà avere essenzialmente due caratteristiche: dovrà essere estremamente resistente; dovrà, inoltre, essere di dimensioni particolarmente ridotte per limitare al massimo l’attrito sugli anelli nella fase di lancio (tale attrito oltre ad essere deleterio per l’attrezzatura riduce sensibilmente la distanza di lancio).

Il problema della resistenza del nodo può essere validamente risolto attraverso l’utilizzo del cd. “nodo di sangue” estremamente valido e di semplice realizzazione.

Il problema del volume può essere, invece, risolto attraverso l’impiego di fili CONICI.

Esistono in commercio monofili specifici per lo shock leader che hanno un diametro “irregolare”, il loro diametro parte da uno 0,23 ed arriva ad uno 0,57 (N.B. questo è solo un esempio, esistono in commercio diversi diametri), la loro lunghezza è generalmente di una quindicina di metri.

Imbobineremo, quindi, il nostro mulinello con uno 0,23 ed uniremo ad esso, dal capo più sottile (0,23) uno shock leader conico; Avremo quindi ottenuto un nodo estremamente ridotto che non ci crea alcun problema in fase di lancio e che ci permetterà di raggiungere distanze prima inimmaginabili.

In commercio esistono anche bobine di fili conici (di diverse centinaia di metri) che possono essere imbobinate nel mulinello senza l’impiego di alcun parastrappi.

Tale soluzione presenta il vantaggio di eliminare definitivamente il nodo dello shock leader.

Per contro, c’è un problema tutt’altro che secondario: l’usura dell’ultimo tratto di lenza rende necessario, di tanto in tanto, il taglio di diversi metri di monofilo.

Conseguentemente, il diametro dello stesso andrà a ridursi di volta in volta passando da uno 0,50 ad uno 0,40, 0,30 e così via…

La soluzione ideale resta, a mio avviso, quella precedente.

Autore Davide

Ultimo aggiornamento ( sabato 23 febbraio 2008 )
 
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