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martedì 17 ottobre 2006 |
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I FILI
Qualche hanno fa chiunque si fosse avvicinato alla pesca a fondo o al surf casting non avrebbe certo potuto prevedere l'evoluzione che il monofilo ed il suo impiego hanno avuto in questi ultimi anni. Già in fatto di colore c 'è stato un grande cambiamento: gli splendidi colori pastosi o fluo che rendono visibili alla luce delle Petzl la posizione della nostra lenza, sono subentrati ai neutri di un tempo.
Ma la grossa rivoluzione si e' avuta coi diametri: che fine hanno fatto quei rassicuranti ed irrinunciabili 40 45 in bobina?
Sicuramente i tempi sono cambiati e con essi anche le idee di chi pratica il surf. L'evoluzione qualitativa che il filo ha avuto in questi anni è, a dir poco, impressionante. Monofili con assoluta assenza di memoria, cioè capaci di non "ricordare" il verso che avevano dentro la bobina prima del lancio e che quindi hanno la proprietà di distendersi all'uscita da questa; carichi di rottura eccezionali, basti pensare che un 20 di costo medio regge oggi circa 4 kg., con una resistenza all’abrasione paragonabile solamente ad una treccia di pari diametro. L'evolversi della tecnica ha poi portato il garista più accanito e, sulle sue orme, anche il profano alla ricerca di un’attrezzatura sempre più sofisticata ed equilibrata. La tendenza è quella di pescare con zavorre sempre più leggere, che hanno nel caso la necessità di essere lanciate ad oltre 100 metri di distanza.
Da qui l'esigenza di montare in bobina monofili sempre più sottili, sia per il discorso legato alla distanza da raggiungere, sia per evitare che gli attriti della corrente o delle onde sulla nostra lenza provochino un continuo scarrocciamento , facendoci magari uscire dalla zona di pesca. Il migliore compromesso fra robustezza del filo e scorrevolezza dello stesso sugli anelli e' un ottimo 18 20 con mare calmo o un 22 - 25 con mare mosso.
Questa scelta ci consentirà oltretutto, in abbinamento ad un’adeguata attrezzatura e ad un minimo di indispensabile abilità , di sostenere vittoriosi combattimenti anche con prede di mole. Indispensabile con questi monofili un'attenzione particolare al loro stato: l'invecchiamento precoce e' infatti caratteristica inevitabile di questi nylon, e da qui la necessità di cambiare abbastanza spesso il filo in bobina, per evitare che abrasioni ed una naturale riduzione del diametro ne causino la rottura. La stessa tendenza al sottile si riscontra con il monofilo da terminale. Ciò nasce principalmente dall'esigenza di presentare la nostra esca nel modo più naturale possibile e l'esigenza di affrontare una battuta di pesca con pesci sempre più sospettosi ci ha portato alla ricerca di sofisticazioni spesso al limite dell'assurdo. E' ormai comunque non raro vedere un garista affrontare una competizione impostata principalmente alla pesca delle mormore con terminali del 14 16; oppure un pescatore in caccia di diffidenti orate di taglia col 22 25. Ciò non vuol comunque dire che la mentalità del moderno pescatore di surf casting sia cambiata in modo così radicale e totale, ma questo è innegabilmente il generale processo evolutivo del la nostra disciplina.
La tendenza di alleggerire quasi sottodimensionando la propria attrezzatura risponde principalmente alla consapevolezza che pescare più fino e' certamente più redditizio e che la soddisfazione ed il divertimento di lavorare un pesce da primato con un filo capillare e' sufficiente a ripagarci della tensione spesa per aver corso il rischio di perderlo.
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Ultimo aggiornamento ( sabato 17 novembre 2007 )
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martedì 17 ottobre 2006 |
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CANNE da surf
Sembra facile comprare una canna da surf. In realtà il tranello, la possibilità di cadere nella trappola tesa dall’inesperienza o dalla difficoltà a reperire informazioni precise, è in agguato dietro l’angolo. Il pericolo maggiore non è quello di scegliere un nome sbagliato. Se si hanno idee molto chiare su cosa fa al caso nostro, affidandosi ai marchi più conosciuti, di fregature non se ne dovrebbero prendere. Il problema è invece individuare con chiarezza quali sono le personali esigenze e qual'è la famiglia di canne che le può soddisfare. Infatti ogni gruppo o famiglia di canne esalta alcune caratteristiche e ne penalizza delle altre. E non sempre è immediato e banale capire ciò che realmente ci è più necessario. E nemmeno individuare a prima vista la classe di appartenenza di un attrezzo. Le stesse canne che in mani esperte possono fornire prestazioni da primato, sono destinate a risultati disarmanti se maneggiate da chi non possiede la forza o la tecnica necessaria per domarle. E ancora, i fusti espressamente studiati per lanci a lunga distanza non possono garantire una sufficiente sensibilità nella segnalazione delle abboccate leggere.
Quindi innanzitutto, per evitare l’acquisto sbagliato, bisogna valutare onestamente le proprio capacità e poi le reali necessità di pesca. Consapevoli che in ogni caso a qualcosa bisogna rinunciare.
Le grandi famiglie sono due: telescopiche oppure due pezzi. Ognuna si divide poi in tre gruppi, questa volta non sempre semplici da distinguere ad un approccio superficiale. Fra le prime ci sono le telescopiche classiche , le super tele di stampo spagnolo e le beach ledgering. Fra le due pezzi si distinguono le potenti ripartite da pesca, quelle da pedana e le bass rod.
Telescopiche tradizionali
La scelta per tutti
Si tratta in assoluto della famiglia che riscuote i maggiori consensi di pubblico e non è difficile individuarne i motivi. Coprono, a seconda dei modelli , tutte le potenze da meno di 80 a 180 grammi. Sono sottili, leggere e soprattutto facili da maneggiare e utilizzare. Consentono buone od ottime prestazioni nel lancio pur senza richiedere troppo impegno, nè tecnico nè muscolare. Si prestano bene alle tecniche di lancio più semplici: da quella immediata che prevede il passaggio di braccia e canna dritte sopra alle spalle a un ground cast appena accennato. Non è mai necessario, anzi è sconsigliato, impegnarsi in movimenti più tecnici che richiedono rotazioni accentuate. La sensibilità è abbastanza buona e nel recupero del pesce sono decise e accondiscendenti. Rappresentano la scelta obbligata per i principianti, ma sono le migliori anche per i moltissimi esperti e garisti che preferiscono un’azione di pesca sciolta e non esasperata.
Pagella tecnica Potenza:da 60 a 180 Lunghezza:da 3,80 a 4,25 Mulinello ideale:bobina fissa , medio grande Filo in bobina:da 0,20 a 0,30 Chi deve comprarle: i principianti e gli esperti che non amano esasperazioni tecniche Chi non deve comprarle: chi ha il lancio lunghissimo come necessità primaria
Le Supertele
Lontano ad ogni costo
Nel corso di questi anni si è sviluppata una nuova teoria di pesca che prevede il lancio lunghissimo come prima regola. Agonisticamente ha dato risultati sorprendenti e quindi si è diffusa in fretta e ha portato alla creazione di attrezzi specifici. Ci vogliono supertelescopiche molto lunghe, intorno ai quattro metri e mezzo e potentissime. I 150 grammi devono essere la zavorra standard. Attenzione, non la massima, ma quella che offre le migliori prestazioni. Fusti rigidissimi che devono essere spinti a tuta forza. Non si tratta certo di attrezzi semplici, i risultati sorprendenti di cui sono capaci - e si parla di 200 metri e passa col solo piombo - si ottengono a costo di un’azione estrema, impegnativa e faticosa. E di un sistema non certo agevole da gestire, che prevede voluminosi bobine fisse caricate con fili sottilissimi, che scendono fino a quattordici e una borsa piena di bobina di ricambio per far fronte ai numerosi inconvenienti ai quali evidentemente si va incontro. La distanza che si può ottenere non è però paragonabile a quella alla portata di un metodo più classico. Le difficoltà nemmeno.
Pagella tecnica Potenza:150 grammi effettivi Lunghezza:4,50 metri Mulinello ideale:bobina fissa grande Filo in bobina:da 0,14 a 0,20 Chi deve comprarle:gli agonisti che hanno il fisico Chi non deve comprarle: chi a pesca si vuole divertire
Le canne da Beach Ledgering
La sensibilità
Anche gli attrezzi da ledgering nascono da specifiche necessità agonistiche, ma, a differenza delle supertele, trovano il massimo favore anche fra chi pesca solo per divertimento. Non sono adatti a destreggiarsi fra le onde od oltre i 100 metri , ma col mare calmo o risaccato, nell’azione a breve e media distanza sono decisamente i più incisivi. Sono canne che non impongono nessuna particolare difficoltà di lancio, leggerissime e sensibilissime, con cimini di diverse potenze intercambiabili a innesto. Hanno in un certo senso rivoluzionato la pesca dalla spiaggia, perchè consentono, almeno nelle condizioni che sono loro proprie ,di prendere più pesci e di godere nella lotta. Naturalmente anche in questo caso per ottenere il massimo bisogna abbracciare tutto il sistema , terminali leggerissimi e specifici e spesso canna in mano. Sono oggi strumenti indispensabili, per il principiante e per il campione del mondo.
Pagella tecnica Potenza:da 20 a 80 grammi Lunghezza:da 3,65 a 4,20 metri Mulinello ideale:bobina fissa , medio piccolo Filo in bobina:da 0,14 a 0,20 Chi deve comprarle: almeno una la dovrebbero avere tutti Chi non deve comprarle: chi vuole solo onde, o solo caccia grossa
Ripartite da pesca
LE CANNE DA SURFCASTING La potenza
Qui si rientra in un campo per veri appassionati. Attrezzi dedicati alla lunga e lunghissima distanza, che regalano senza alcuno sforzo fisico, ma a prezzo di un apprendistato tecnico al quale bisogna aver voglia di sottoporsi. Innanzitutto preferiscono i mulinelli rotanti e poi gradiscono decisamente il lancio pendolare. Quanto a metri però, non c’è paragone. Si arriva lontanissimo col 35 in bobina , il che è un bel conforto se si cerca qualcosa di importante. Qui scegliere fra una e l’altra non è così facile: bisogna aver cura di assicurarsi che il manico sia sufficientemente duro (ma non tanto da non riuscirlo a flettere neanche un pò) e la punta abbastanza morbida (ma non tanto da sbandierare dopo una violenta frustata a vuoto). Il comportamento alle prese col pesce di taglia media e eccellente, mentre non sono adatte alla minutaglia.
Pagella tecnica Potenza:da 100 a 170 Lunghezza:da 3,65 a 3,90 Mulinello ideale:bobina rotante Filo in bobina:da 0,28 a 0,35 Chi deve comprarle: gli agonisti di alto livello; chi ama il lancio, i pesci grossi, la tecnica Chi non deve comprarle: chi non ha intenzione di spendere il tempo necessario per imparare
Le Bass rods
Il divertimento
Sembrano quasi delle mini ripartite anche se in effetti le differenze sono notevoli. La potenza è molto inferiore, massimo 115 grammi e l’azione di solito molto più facile da gestire, alcune sono addirittura paraboliche. Accettano di buon grado rotante e pendolare, ma questa volta non è un obbligo. Anzi sono la maggior parte quelli che scelgono di montare un fisso e tirare da terra, angolando l’azione quanto basta in relazione al modello specifico. Si tratta comunque di canne che alla forza preferiscono la tecnica. In divertimento a pesca meritano dieci: leggere, sottili e maneggevolissime, nel segnalare le abboccate sono seconde solo alle beach ledgering, e lo stesso vale per la godibilità del combattimento. Ma rispetto a queste consentono una migliore stabilità fra le onde e, a patto di saperle fruttare, anche qualche metro in più.
Pagella tecnica Potenza: da 60 a 115 grammi Lunghezza: da 3,65 a 3,90 metri Mulinello ideale: bobina rotante o bobina fissa di dimensioni medie Filo in bobina: da 0,18 a 0,25 Chi deve comprarle: chi a pesca si vuole divertire Chi non deve comprarle: nessuna controindicazione, se non si pensa ai 200 metri
Le canne da pedana
Distanza pura
Sono fusti a struttura ripartita ma rigidissimi, con potenza da 150 a 175 grammi. Propongono in assoluto le distanze maggiori, oltre 250 metri col solo piombo. Ma sono difficilissimi da usare, richiedono sia una tecnica perfetta che un impegno fisico notevole. In realtà, almeno in Mediterraneo, non hanno una grande utilità a pesca e sono riservate alle gare di lancio su prato. Qui ne trattiamo soprattutto per mettere in guardia chi si accinge ad acquistare un ripartita. Una canna da pedana va comprata solo con cognizione di causa, sapendo i problemi ai quali va incontro. Il miraggio della distanza non deve trarre in inganno, quello che si può fare su prato spesso non è possibile in spiaggia. Comunque c’è qualcuno che le usa ( non moltissimi per la verità ), ma si tratta di eccellenti lanciatori che le riservano per casi estremi.
Pagella tecnica Potenza:da 150 a 175 grammi Lunghezza:da 3,65 a 3,90 metri Mulinello ideale:bobina rotante Filo in bobina:0,35 Chi deve comprarle: chi si dedica alle gare di lancio Chi non deve comprarle:chi spera di utilizzarle con successo a pesca Articolo concesso dal nostro amico barracuda |
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 04 febbraio 2008 )
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domenica 15 ottobre 2006 |
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Dal padre del surf casting in Italia il primo romanzo per il mare Operazione BULLFISH FORMIKA EDITING Il commento di Sandro Meloni che ci parla del suo libro:
 Ho iniziato la prima stesura di questo romanzo nel 1994, un periodo tormentato per me; avevo infatti rotto i ponti con l'Editoriale Olimpia e mi aspettava lo sforzo titanico della fondazione di Casting.
Me la presi comoda. Daltronde, pensavo, a chi poteva interessare un romanzo di surf casting e di long casting? Il mio primo romanzo! Dopo un annetto, stesa la prima bozza, relegai il manoscritto in un cassetto, dove rimase per sei lunghi anni. Ma a suo modo continuava a "chiamarmi".Raccolsi la sua prece nel 2001, ritoccando qualche passo e ampliandone i contenuti. La voce divenne "urlo" nel 2003. Avete presente, quando vi svegliate la mattina con in testa un motivetto che vi accompagna tutto il giorno? Nel mio caso erano circa 400 pagine che andavano in loop... Senza sosta!Lo ripresi in mano e feci una profonda rettifica, con un notevole upgrade tecnico.
Era giunto il momento di farlo uscire dal cassetto, affrontare la critica e metterlo in discussione. Il manoscritto iniziò quindi a girare qua e là per l'Italia, da nord a sud, affrontando revisori e censori. Ebbi persino delle offerte importanti, che seppi garbatamente rifiutare. Quel libro era mio!I pareri raccolti sono stati magnanimi ed incoraggianti; gli esperti del "nostro" mondo lo hanno ritenuto esaltante, mordace, futuribile ma non troppo, avvincente, esageratamente tecnico, troppo settoriale... Appunto quel che volevo, per voi! Queste non sono che le prime note di presentazione, il libro è finalmente entrato in stampa e tra un mesetto sarà disponibile. Sarete voi a quel punto i veri censori e critici.
LA TRAMA Anno 2013, il mare sta morendo. Per certi versi è già morto. La Bionik di Toronto, è incaricata del più importante intervento di biogenesi del millennio: la creazione di un super-pesce, in grado di riprodursi rapidamente in quel mare sterile ed inquinato. Tutto pare dare ragione ai biologi, quando improvvisamente, le nuove creature scompaiono contemporaneamente da tutti i mari del globo. A Dave Barret ed i suoi, il compito di svelare il mistero dei bullfish, un affare che però interessa a tutte le holding della pesca industriale.Intrighi internazionali e lobby del potere economico, mirano ad impossessarsi dei codici di pesca, a tutti i costi.
Non si vuole che i bullfish vadano alla comunità dei lavoratori del mare; ma Barret e la Bionik stanno con quest'ultimi.Una sfida impossibile li attende, dove le regole non esistono e i mezzi nemici sono costituiti dai più moderni strumenti di spionaggio militare. Il surf casting ed il long casting, assurgono ad un ruolo assoluto; un immenso potere per chiunque possieda i segreti di queste specialità sportive.
L'EDIZIONE Operazione BULLFISH è una private-venture di Formika Editing. Questo significa qualcosa di diverso dal solito; è il tipico regime di new economy. Tiratura limitata e vendita esclusivamente per corrispondenza: questi i punti principali della scelta editoriale, ma con l'aggiunta della massima qualità e un prezzo proporzionalmente contenuto.
Il formato del libro è il classico 15x21, con coperta rigida e sopracoperta plastificata; insomma la tipica rilegatura lusso.
La commercializzazione avverrà entro la fine di Maggio. Per altre informazioni www.sandromeloni.it/bullfish/bullfish.html |
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Ultimo aggiornamento ( domenica 15 ottobre 2006 )
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domenica 15 ottobre 2006 |
Firma la petizione per salvare dal cemento la foce del Neto In Calabria scorre un fiume la cui foce ospita migliaia di uccelli in migrazione da e per l’Africa: è il fiume Neto, in provincia di Crotone, sul mar Ionio, paradiso naturale ricco anche di specie vegetali rare e dune costiere. Nonostante questo luogo sia protetto dall'Europa incombe una minaccia gravissima. Aiutaci a combatterla. SOTTOSCRIVI LA PETIZIONE, ORA >>
Stanchi, stremati per il lungo volo migratorio, aironi di tutte le specie europee, anatre, limicoli, gabbiani anche rari come il roseo, ghiandaie marine, gruccioni e moltissime altre specie, sostano nei canneti, sulle sponde, sulle dune, tra la vegetazione, per recuperare le energie perdute e poter proseguire il duro e faticoso viaggio verso nord o verso sud.
Le acque del fiume nutrono il mare e diverse specie di pesci utilizzano le acque antistanti la foce come nursery. Le terre circostanti assorbono l’acqua piovana e alimentano la falda che per km, all’interno, consente alle popolazioni di vivere e di coltivare la terra. Nonostante questo luogo sia protetto dalla Direttiva Habitat e dalla Direttiva Uccelli, riconosciuta dapprima come Important Bird Area e successivamente come Zona a Protezione Speciale e proposto Sito di Importanza Comunitaria, incombe una minaccia gravissima.
Una società straniera, la Medpit Group S.p.A, vorrebbe realizzare una vera e propria “città turistica” (denominata Europaradiso), ricoprendo di cemento 6 km di costa protetti, realizzando alberghi per un totale di ben 70.000 posti letto, km e km di strade, palazzi, piscine, campi sportivi: una colata di cemento impressionante, con effetti negativi irreversibili e perenni in una delle zone umide costiere più importanti del meridione d’Italia.
Malgrado i vincoli di tutela che vigono su tutto il territorio e l’obbligo dello Stato membro di mantenere in buone condizioni il sito protetto dalle direttive Habitat e Uccelli, le amministrazioni locali e regionali stanno invece pensando di riperimetrare la ZPS per consentire al progetto della “città turistica”, di divenire realtà.
Per le leggi vigenti infatti non si potrebbe realizzare quanto proposto dalla società Medpit. Per ovviare al problema, il governo regionale vuole modificare i confini della zona protetta, stralciando l’area interessata dal progetto di “città turistica” e dare quindi il nulla osta per colmare di cemento un paradiso naturale.
Vi chiediamo di sostenere la campagna che il WWF, insieme ad altre associazioni ambientaliste, sta portando avanti per salvare la foce del fiume, per fermare questo progetto che provocherebbe danni incommensurabili a questa zona umida costiera importantissima per la fauna e la flora.
Sottoscrivi la petizione del WWF rivolta al presidente della Regione Agazio Loiero e al Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio per chiedere che l’Italia e in particolare la Calabria, non sostituisca le bellezze e ricchezze naturali, con inutili e devastanti colate di cemento e che mantenga il perimetro attuale dello ZPS.
SOTTOSCRIVI ANCHE TU LA PETIZIONE >>
Grazie!
Riprodotto con l’autorizzazione del WWF Italia © [2006] . Tutti i diritti sono riservati. |
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Ultimo aggiornamento ( domenica 15 ottobre 2006 )
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