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Cetacei, allarme spadare nel Mediterraneo
NOTIZIE MARE E PESCA IN CALABRIA - Ultime notizie
Scritto da Administrator   
giovedì 12 ottobre 2006
La carcassa di una stenella, alla quale era stata tagliata la coda, è stata rinvenuta nelle acque antistanti Vibo Marina, in Calabria. Ancora una vittima delle spadare
 


Un esemplare di stenella, una specie di delfino presente nei nostri mari, è stato rinvenuto nei giorni scorsi nelle acque di Vibo Marina. Purtroppo il cetaceo, della lunghezza di circa 140 cm, era ormai in avanzato stato di decomposizione ed è stato trasportato a riva grazie all’intervento di un Gommone dei Vigili del Fuoco che opera all’interno del porto. Sul posto si sono recati i militari della Guardia Costiera che hanno avvisato del fatto il WWF e il servizio veterinario dell’ASL. Dai rilievi effettuati dagli esperti, è risultato che al povero delfino era stata tagliata la coda, segno evidente di un contatto con una rete, che ne ha provocato la morte per annegamento.

Il Ministro dell'Ambiente ha annunciato che dall'inizio dell'anno già 400 km di reti illegali sono state sequestrate, grazie soprattutto all'impegno delle Capitanerie di Porto di Napoli, Reggio Calabria e Palermo. Nel nostro mare continua la strage di cetacei come le stenelle e i capodogli. Il WWF chiede sanzioni più severe per chi ancora utilizza mezzi banditi a livello internazionale e denunce per chi infrange la legge comunitaria. L’uso delle reti derivanti (le così dette spadare) è un reato sancito dalla normativa Ue, è un crimine contro il mare per l’altissimo impatto ambientale che comporta. Sono mezzi vietati infatti sia dall’Europa sia dal CGPM (Commissione Generale Pesca Mediterraneo) dal 2002 e nel Mediterraneo intero sono state bandite dal 2005.

spadare sono reti da posta derivanti, quindi non fisse, che vengono calate in mare e lasciate alla deriva, usate per la cattura di grossi pesci pelagici, come diverse specie di tonni, ma soprattutto per il pesce spada, da cui prendono appunto il nome. Sono reti lunghissime, anche fino a venti chilometri, e larghe fino a trenta metri, fatte di nailon molto resistente. Le reti provocano il cosiddetto “effetto muro”; le moderne spadare di fibre sintetiche inoltre non vengono calate vicino alla costa da piccole imbarcazioni a remi o a vela, bensì da pescherecci con potenti motori che si spostano in mare aperto.

Le spadare arrecano un grande danno all’ecosistema marino, non essendo un mezzo di pesca selettivo. L’efficacia delle reti derivanti si attesta al massimo al 18%, ciò vuol dire che oltre l’80% del pescato non è una risorsa per il pescatore. Nella rete finiscono infatti tartarughe, piccoli delfini come le stenelle, ma anche cetacei molto più grandi come i capodogli e le balenottere presenti nel Mediterraneo. Queste le ragioni per cui sono stati distribuiti 200 milioni di euro ai pescatori italiani per la riconversione, cioè per sostituire le reti spadare con altri strumenti di pesca.

Il WWF Italia chiede che l’investimento fatto dall’Ue non vada in fumo e per questo occorre anche l’intervento delle associazioni dei pescatori che con un atto di responsabilità denuncino i "bracconieri del mare". Chi infrange la legge per soddisfare i propri profitti perpetra un reato oltre a privare l’intera comunità di risorse preziose. Il WWF Italia appoggia la pesca legale, sostenibile e nel rispetto delle norme.

 Riprodotto con l’autorizzazione del WWF Italia © [2006] . Tutti i diritti sono riservati.

Ultimo aggiornamento ( sabato 14 ottobre 2006 )
 
Acidità del mare.
NOTIZIE MARE E PESCA IN CALABRIA - Ultime notizie
Scritto da ALFIO   
sabato 14 ottobre 2006
 

La sopravvivenza di molti organismi marini, soprattutto plancton e coralli, è seriamente in pericolo.

 L’acidità degli oceani è in continuo aumento e questo perché l’acqua marina assorbe biossido di carbonio presente in grandi quantità nell’atmosfera. La domanda è se gli organismi marini siano in grado di adattarsi alle nuove condizioni di acidità.

Ricercatori hanno preso in esame le alghe coccolitofori, microalghe unicellulari rivestite da piccoli strati calcarei presenti nel fitoplancton ed esemplari fossili delle stesse.

Negli esperimenti condotti dall’Alfred Wegener Institute for Polar and Marine Research (AWI) in laboratorio queste microalghe hanno manifestato un evidente disadattamento ai cambiamenti di acidità dell’ambiente acquatico sviluppando uno scheletro di carbonato di calcio visibilmente deforme.

Gli esemplari fossili risalenti a periodi diversi che vivevano in condizioni di acidità molto variabili non presentavano però gli stessi segni di disadattamento a prova che in tempi molto lunghi questi organismi marini sono in grado di sviluppare meccanismi di adattamento.

Fonte Le Scienze.it

 
Pesca dalla spiaggia - Pescare in Calabria
PASSIONE PESCA - Pesci e Tecniche »
Scritto da Administrator   
giovedì 26 ottobre 2006

 

PESCA DALLA SPIAGGIA

Tipologie di spiaggie 



 Senza ricorrere alla genesi della pesca dalla spiaggia, senza pretendere di scomodare paralleli con le tecniche oceaniche dobbiamo, per dovere di cronaca, affermare che essa sulle nostre coste sabbiose, solo negli ultimi quindici anni, ha trovato modi, attrezzi, stimoli, tecniche e specificità. Non che prima la spiaggia non fosse luogo di pesca; da racconti raccolti è risultata essere frequentata da pescatori in molte parti della Calabria. Se la roccia e sinonimo di tane, di vegetazione marina, e quindi di pesci, cerchiamo di capire come mai le spiagge ed i fondali ad esse antistanti, tanto simili a deserti terrestri, possono essere teatro di battute di pesca.
Già basterebbe scavare o osservare la zona del mesalitorale (ovvero il tratto interessato alle due escursioni di marea) per trovare piccoli bivalvi, qualche verme, granchietti ed altro, che rappresentano il cibo per le nostre agognate prede. Inoltre basta osservare il prodotto spiaggiato da una mareggiata per accorgersi che il presunto deserto tale non è. Subito dopo la battigia la spiaggia inizia a scendere con pendenze più o meno accentuate conservando al di sotto del moto sabbioso gli organismi utili ad un pascolo.

A una certa distanza incontreremo delle formazioni detritiche a prevalenza sabbiosa, dalla conformazione più o meno marcata dette scanno. Quest'ultimo potrebbe essere considerato una sorta di moletto sottomarino che la stessa spiaggia tende a formare a fine estate quasi per costruirsi una protezione alle forti mareggiate invernali. Allo scanno può essere riservata la sorte di essere ben presto travolto oppure di avere il tempo di consolidarsi dando origine con l'apporto di ciottolo, pietrisco ed altri materiali solidi ad un banco più o meno stabile ma per lo più sterile.

La dilatazione del fenomeno per molti anni può dar luogo a lagune costiere. La sabbia al largo lascia il posto al fango e in quelle zone in cui l'inquinamento ha consentito la bioconservazione troviamo praterie più o meno estese di posidonia con conseguente colonizzazione di pesci ed altri organismi marini. Le praterie di questa pianta marina potremo trovarle già a pochi metri dalla linea di battigia, ciò per lo più in spiagge profonde, o più al largo, ma mai a profondità superiori ai 30 o 40 metri, dove la fotosintesi clorofilliana non ha più modo di verificarsi.

Come seguire la spiaggia


 Le spiagge possono distinguersi empiricamente in base all'energia della mareggiata che sono in grado di tollerare consentendo comunque l'azione di pesca. Quelle ad alta energia saranno caratterizzate da accentuata profondità ed ospiteranno le prime accostate stagionali. Le spiagge a bassa energia saranno per lo più meta delle accostate a stagione inoltrata, con cospicua presenza di novellame. Osservando la sabbia potremo già intuire la profondità della spiaggia. Infatti quelle con sabbia a grana grossa, al limite ciottolose, saranno spiagge profonde. Quelle a grana fine saranno a bassa profondità.

Ai fini della pesca sono entrambe fruttuose a patto di selezionarle di volta in volta a seconda della stagione e del moto ondoso. Inoltre le spiagge potranno essere uniformemente sabbiose (buona presenza di mormore) o miste con più o meno sporadiche formazioni rocciose o fango (buona presenza di saraghi e gronghi notturni). Potremo anche trovare fondali a letto di lastroni rocciosi coperti da poca sabbia.

Differenze tecniche


 Le tecniche praticabili dalla spiaggia sono essenzialmente due: surf casting con mare mosso e pesca a fondo con mare calmo. Sono poi apparse via via diverse sottoclassi che si differenziano dalle due principali solo per qualche sfumatura. Veniamo ora alle differenze fra le due tecniche di base, che consistono innanzi tutto nelle prede catturabili.

La pesca a fondo mira alla cattura di pesce stagionalmente stanziale, il surf basa la propria potenzialità sulla cattura di pesci in avvicinamento per esigenze alimentari, che da altri posti (secche, tane) si avvicinano a quella determinata spiaggia il cui fondo rivoltato dal moto ondoso offre organismi utili all'alimentazione. La differenza sarà anche di tipo stagionale in quanto caldo e mare calmo sono il connubio ideale per la pesca a fondo, mentre stagione fredda (ma non troppo) e mare mosso sono le condizioni più proficue per la battuta di surf casting.

Resta sinteticamente da considerare che ogni spiaggia elargisce i suoi migliori frutti in determinate condizioni. Ovvero una spiaggia che con moderato vento e mareggiata da scirocco può rappresentare la meta ideale, con aumento del fenomeno ventoso può diventare impraticabile, oppure, anche se apparentemente praticabile con venti provenienti da altri quadranti può risultare sterile.

La Spiaggia



 Le migliori opportunità di pesca dalla spiaggia si hanno col mare mosso. Col mare calmo invece è necessaria una tecnica di pesca adatta (beach ledgering).
Surfcasting (praticabile tutto l'anno escluso il periodo estivo, preferibilmente la notte). Le prede del surfcasting sono: sarago, orata, mormora, spigola, leccia, grongo, razza, ombrina. Esche: anellidi, crostacei, molluschi, pesci morti e vivi. Attrezzatura: canna da lancio con potenza (casting power) 50 - 200 grammi e mulinello.
Beach ledgering (praticabile soprattutto nel periodo estivo). Le prede del beach ledgering sono: mormora, orata, ombrina. Esche: anellidi. Attrezzatura: canna da lancio con potenza 5 - 50 grammi e mulinello.


Ultimo aggiornamento ( domenica 03 febbraio 2008 )
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