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sabato 02 settembre 2006 |
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera rilasciato con licenza:GNU Free Documentation License. La pesca al cefalo
Si pratica con molte tecniche: pesca a bolognese, pesca all'inglese, pesca con canna fissa, pesca con la corona, pesca a legering e pesca al tocco, quest'ultima tecnica si pratica nei moli con mare calmo, l'azione della canna sarà di punta e il cimino sarà ad innesto di quelli sensibili in punta, magari lavorato a mano.
Il mulinello dovrà essere di piccola grandezza da garantire una rapida ferrata, caricato con filo morbido ed elastico, la misura standard è lo 0,14.
Il terminale sarà del tipo a bandiera, cioè col piombo sotto e i braccioli sollevati dal fondo, la lunghezza e il diametro spesso dipendendono dalla trasparenza dell'acqua, comunque dalla misura della lenza madre (0,14) a scendere fino a 0,10 con lunghezze variabili da 30 cm a 60 cm (più è chiara l'acqua più lunghi saranno i braccioli).
Per amo uno a gambo corto, con curvatura non troppo larga, la misura varia in base all'esca che si usa, ottimo è un 16, anche se misure dal 14/18 sono da tenere in considerazione. Il piombo sarà dai 3g. ai 10g; in una giornata abbastanza calma e senza corrente, sarà necessario usare un piombo leggero in caso le condizioni della corrente e del vento aumentino si aumenta la grammatura del piombo.
Come esca va bene il tonno fresco in piccoli tocchetti, la pastella, il filetto di sarda innescato in piccoli tocchetti e il fiocchetto di pane.
La pasturazione durante la battute di pesca è l'azione che i pescatori compiono per attirare i pesci e fare in modo che rimangano nel luogo dove si svolge l'azione di pesca. Pastura tipo: 2 Kg. di sarde macinate, 2 Kg. di pane messo in ammollo, e poi frullato, 250 gr. pan grattato, 500/1000 gr. di sale fino. Prima di pescare si gettomo in acqua, 4-5 palle grosse quanto delle arance, con intervalli di palle più piccole, quanto una noce. Eventualmente si potrà aggiungere dell'aglio per aromatizzare la pastura.
L'azione di pesca avviene con canna appoggiata sulla banchina, è quando la lenza o il cimino si muove, bisogna essere rapidi nel ferrare, perché il cefalo succhia l'esca, e molte volte la ferrata andrà a vuoto. Un guadino con maglie larghe aiuterà nel recupero del pesce (un guadino con maglie strette ingarbuglierebbe gli ami e il piombo,e oltretutto la maglia stretta farebbe attrito nell'acqua).
Nel recuperare il pesce si lancia un'altra pallina di pastura, il motivo? perché il cefalo allarmato nel difendersi molte volte si slama portandosi dietro tutti gli altri cefali, in questo modo lanciando una pallina di pastura gli altri cefali rimmarrebbero sotto a mangiare la pastura che stiamo lanciando. |
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Ultimo aggiornamento ( domenica 04 febbraio 2007 )
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mercoledì 18 ottobre 2006 |
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OMBRINA
L 'ombrina è un pesce davvero misterioso. Da piccola, fino a due etti, si trova in branchi ben numerosi a pochi metri dalla risacca di tantissime delle nostre spiagge.
Dall'inizio della primavera fino a tutta l'estate, su alcune spiagge della Toscana e del Lazio, certi giorni le ombrinette abboccano più numerose delle mormore. Poi cresce e scompare.
E' chiaro che con l'età alla vita in gruppo numeroso preferisca la solitudine o al più una ristretta compagnia, ma sulle stesse spiagge dove si affollano le piccolette, un'ombrina da un chilo diventa una vera e propria rarità. Lungo le coste della Corsica al contrario, quelle grosse sono prede piuttosto comuni, mentre le baby non sono così frequenti. In tutti i casi, lungo i contorni dello stivale come all'estero, l'ombrina è un pesce della spiaggia. Vive esclusivamente sulla sabbia, prevalentemente nel sottocosta, e si nutre scavando il fondo con la bocca protrattile. Anche se la conformazione del suo muso e della sua bocca non lo farebbero sospettare, si dice che da adulta si lasci ogni tanto trasportare dall'istinto di predatore.
Comunque la grandissima maggioranza delle ombrine che vengono a riva trainate da una lenza, cadono per mano di un bibi, di qualche altro verme, o al massimo di un filetto di sardina. Per quanto sia impensabile dedicarle una caccia specifica, le zone dove è più probabile incontrarla sono quelle vicino alle foci dei fiumi, o anche su spiaggia aperta nelle buche più profonde. I periodi con qualche possibilità in più sono la primavera e l'autunno.
La sua difesa è caratteristica e particolarmente divertente, soprattutto sotto risacca. Una volta a tiro dello scalino, in acqua bassa, parte in una veloce fuga laterale, nuotando parallelamente alla battigia con la gobba quasi fuori dall'acqua.
Una volta tirata fuori, la sua sagoma e suoi colori, insieme all'alone di mistero del quale si circonda, ne fanno uno dei pesci più eleganti e affascinanti che si possano ammirare.
10 consigli ,una speranza Viste le sue abitudini, è naturale pensare che praticamente l'unica tecnica per venire a contatto con l'ombrina sia il surf casting. Anche se, a parte casi eccezionali, è difficile poter dichiarare "vado a ombrine", e quindi dare consigli su come fare, è tuttavia possibile fissare alcuni punti che chiariscano quando e come c'è qualche possibilità: 1) Se proprio volete prendere un'ombrina il primo consiglio è quello di andare a cercarla in Corsica. Lì la sua cattura non è più rara di quella di una spigola o di un'orata, anzi...
2) Le ombrine piccole di solito stanno volentieri vicino a riva, si prendono anche con lanci di pochi metri. Le più grandi invece preferiscono l'acqua un po' più profonda se il mare è calmo, oppure le onde.
3) Le più grosse arrivano nel novanta per cento dei casi sul bibi o sull'americano. Le piccole sull'arenicola.
4) I tratti di spiaggia in prossimità di una foce d'acqua dolce sono potenzialmente i migliori. Ed è preferibile rimanere all'esterno della zona di rimescolamento delle acque, cioè fuori dalla principale corrente d'acqua dolce.
5) L'ombrina mangia in quelle zone o in quei momenti in cui la corrente è più sostenuta. quindi in mancanza di onde o di una foce l'una speranza sono le marcate escursioni di marea.
6) Le ombrine abboccano più spesso sui terminali lunghi che su quelli corti o medi. Inutile discutere sul loro diametro, quando il tentativo non è mirato bisogna combattere con quello che c'è. Si sappia comunque che la sua difesa è un po' più potente di quella della spigola, ma molto meno di quella dell'orata.
7) Le tocche non sono mai troppo evidenti, a volte invisibili. Spesso però imbanda la lenza per molti metri. La ferrata è assolutamente inutile, in tutti i casi ingoia e si aggancia da sola.
8) Sotto risacca parte lateralmente, nuotando veloce parallela alla battigia, contro corrente. In quel momento non bisogna assolutamente cercare di fermarla, ma si deve abbassare la canna nella direzione della sua fuga spostando piano il comino verso monte. In questo modo si riesca a farla nuotare fin quasi all'asciutto.
9) Se si incrocia un branco di piccolissime, meno di un etto, non vale la pena di insistere, quella più bella lì in mezzo non c'è. Se invece se ne prende qualcuna sui due etti non è impossibile che arrivi anche quella di mezzo chilo o più.
10) Le baby ombrine arrivano in branchi foltissimi e sono ingenue. Ingoiano profondamente anche ami del due, liberarle senza danno è difficile. Per favore, pietà. Il che vuol dire cambiare posto, o almeno distanza di lancio. |
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Ultimo aggiornamento ( domenica 03 febbraio 2008 )
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mercoledì 18 ottobre 2006 |
LA SPIGOLA
La spigola ha un'incredibile capacità di adattarsi a qualunque ambiente.
Si trova a suo agio intorno alle scogliere come in prossimità delle spiagge, a stretto contatto col fondo come vicinissimo alla superficie, in acqua salata come in quella salmastra o dolce. Benché a volte ami anche stazionare sulle secche a discreta profondità, non ha certo la necessità di grandi fondali.
Infatti frequenta più spesso le fasce di mare prossime alla costa, ed è molto probabile incontrarla proprio nella risacca, sia dalla spiaggia che dagli scogli, anche in soli pochi centimetri d'acqua, vicinissima a riva. Il fatto che stia volentieri un po' dovunque, non esclude però che possa avere certe evidenti preferenze, che scelga ambienti ben precisi nei quali raggrupparsi o comunque cacciare con maggiore frequenza.
Quindi se è vero che si può pescarla dappertutto, è altrettanto vero che le migliori possibilità per una sua ricerca specifica si hanno alle foci dei fiumi o nei porti. E la predilezione per questi ambienti non è casuale.
Sono zone ricche di cefali, di anguille e di gamberetti, tutta roba per la quale il branzino stravede. In linea di massima qualsiasi sbocco di acqua dolce, che si tratti di un vero e proprio fiume oppure di un semplice canaletto, raduna un buon numero di spigole, sia al suo interno che in prossimità della costa nelle immediate vicinanze.
In molti casi, fra ottobre e dicembre, in occasione delle prime piene invernali, alcune foci si trasformano in punto di ritrovo per branchi così numerosi che la cattura delle spigole diventa possibile anche per i più sprovveduti principianti.
E' però importante sottolineare che se all'interno di un porto oppure di una foce il nostro predatore è sempre presente, davanti alle spiagge, anche alle migliori, è attiva e in caccia quasi esclusivamente con condizioni di mare mosso o in scaduta.
Per quanto riguarda la sua distribuzione geografica, si può dire che è ben presente lungo tutte le coste della nostra penisola, e più in generale del Mediterraneo, in Atlantico e anche nei mari freddi del nord.
Consigli:
Proviamo, con la consapevolezza che si tratta di uno degli avversari più difficili, di uno dei trofei più ambiti, della più grande soddisfazione. Vale la pena di passare qualche ora di notte al freddo e di sopportare qualche uscita in bianco.
I consigli che seguono fanno riferimento a diverse tecniche ma, qualunque sia quella scelta, conviene tenerli presenti tutti, perché contribuiscono a chiarire i vari comportamenti della spigola. Per cominciare sono l'indispensabile compendio alla vostra passione. Poi, piano piano, l'esperienza e l'intuito faranno il resto.
1) Per programmare una battuta di pesca consultate le tavole di marea . E' fondamentale scegliere le ore a cavallo dell'acme di alta.
2) Non trascurare la pesca notturna. L'oscurità è una condizione favorevole.
3) Nei porti o nelle foci si può andare anche con mare calmo. Dalla spiaggia ci vuole un po' di schiuma.
4) Dalla spiaggia e dalla scogliera la zona di risacca è una delle migliori. La spigola caccia spesso a pochissimi metri da riva.
5) All'uscita di una foce il punto preferito dalle spigole è quello in cui l'acqua dolce si mescola con quella salata. E' di solito segnalato in superficie da una visibile striscia di corrente o da una linea di frangenti che persistono anche con mare quasi calmo. Molti pesci si aggirano nei dintorni per centinaia di metri, sia all'interno che all'esterno.
6) Pescando col galleggiante, all'inglese o a bolognese, le esche migliori sono il bigattino e il gamberetto vivo innescati su terminali sottili, 0,10 o 0,12. Solo per il gamberetto si può arrivare fino allo 0,16.
7) Un'ottima idea è pasturare a bigattini e innescare gamberetti.
8) La tecnica con galleggiante e bigattini può essere molto redditizia anche pescando dalla spiaggia.
9) A surf casting, in mezzo alle onde, la spigola può capitare su qualsiasi boccone. In particolare sul cannolicchio, sull'americano, sulla sardina e sul calamaro, sia intero che a tranci. 10) Esche mobili e fluttuanti sono di gran lunga preferite. Quindi braccioli molto lunghi, anche due metri, se le onde e la corrente non li aggrovigliano.
11) Nonostante lo scetticismo di molti, in prossimità di una foce la pesca a lancio con esche artificiali è spesso la più efficace.
12) Fra le esche artificiali da usare a traina o a spinning, molti pescatori preferiscono i minnows bianchi con testa rossa e quelli neri con ventre bianco, oppure le anguilline di gomma.
13) Da terra, per lanciare lontano un'anguillina di gomma o un piccolo pesciolino finto, si può montare sulla lenza un galleggiante piombato o meglio un bulbo ad acqua.
14) Per trainare va bene una piccola barca, perché all'alba la spigola si trova molto vicino alla costa e conviene far rasentare gli scogli alle esche, anche in pochissima acqua.
15) La velocità di traina ideale è di tre o quattro nodi e conviene tenere in pesca due lenze contemporaneamente: una in superficie e l'altra vicino al fondo.
16) L'anguillina e il cefaletto vivi sono efficaci sia sostenuti da un galleggiante lanciati da un molo, che lanciati da una spiaggia e appoggiati sul fondo.
17) Il lancio dell'esca viva deve essere sempre morbido e dolce, per evitare di danneggiarla.
18) Prima di innescare un'anguilla viva, bisogna spezzarle la spina dorsale in prossimità della coda, per evitare che si aggrovigli sulla lenza.
19) Il cefaletto va innescato delicatamente facendo passare l'amo appena sotto la pelle, con la punta rivolta verso la coda.
20) Quando una spigola abbocca a un'esca viva non bisogna ferrare immediatamente. Si deve invece cedere filo e lasciarle tutto il tempo di ingoiarla. |
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 15 novembre 2006 )
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