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IL Rockfishing
Pesca da Terra - Rockfishing
Scritto da Administrator   
domenica 28 gennaio 2007

IL Rockfishing

 

Una tipica costa rocciosa più o meno alta con fondali misti e accidentati, canne robuste, e attrezzature efficienti  costituiscono gli elementi principali per praticare questa disciplina alieutica affascinante, emozionante e gratificante se praticata in modo corretto.

Considerato che i pesci che andremo ad insidiare non sono certamente i "pescetti" della pesca a fondo ma predatori di taglia spesso considerevole, le tecniche saranno specificamente mirate ai "pescioni", e le attrezzature saranno scelte tenendo in considerazione soprattutto la robustezza  e la resistenza all'usura dei materiali.

Le canne avranno  una lunghezza compresa, generalmente, tra i 3,50 e i  4,00 metri, ad azione principalmente parabolica ed in grado di lanciare almeno 150 grammi tra piombo ed esca.

I mulinelli  posono essere sia a bobina rotante( vanno benissimo anche quelli utilizzati per la piccola e media traina), che a bobina fissa, e, comunque, in grado di imbobinare almeno 200 metri di monofilo dello 0, 50,  e con frizione molto sensibile e progressiva.

I terminali sono abbastanza semplici, con un lungo bracciolo sul quale legheremo uno o più ami a secondo dell'esca che abbiamo e dei pesci che andiamo ad insediare.

Le esche più valide sono quelle vive, ed in particolare il cefalo, l'aguglia, l'occhiata, la boga, la castagnola, la triglia, il sugarello, e lo sgombro; naturalmente il loro utilizzo è correlato con la possibilità di autoreperimento che si ha in quel momento.

In mancanza di esche vive si potrà pescare con la sempre valida sardina, oppure con il calamaro o con la seppia.

Tra tutte le esche suddette la più catturante, soprattutto per la genericità, è il cefalo, molto gradito a predatori quali  il dentice, la spigola, il pesce serra, la ricciola, la leccia e la murena.

Uno dei  modi più validi per il suo  innesco è su due ami-agganciati rispettivamente davanti e dietro la pinna dorsale-legati ad un bracciolo di circa 2 metri dello 0,40.

Quest'ultimo sarà raccordato salla lenza madre dello 0,50 tramite una robusta girella e alla girella stessa legheremo uno spezzone di monofilo sottile di qualche decina di centimetri che avrà la funzione di tenere un palloncino  che ci ragguaglierà continuamente sulla posizione del pesce-esca.

Se , invece, si opta per la pesca in prossimità del fondo, al posto della girella normale ne useremo una a tre vie e nel terzo occhiello della girella legheremo circa 20 cm di monofilo dello 0, 30 con unpiombo della grammatura desiderata; il resto del calamento resterà invariato.

Ultimo aggiornamento ( sabato 17 novembre 2007 )
 
I FILI "Monofili sempre più sottili"
PASSIONE PESCA - Accessori e Attrezzature pesca »
Scritto da Administrator   
martedì 17 ottobre 2006

I FILI


 Qualche hanno fa chiunque si fosse avvicinato alla pesca a fondo o al surf casting non avrebbe certo potuto prevedere l'evoluzione che il monofilo ed il suo impiego hanno avuto in questi ultimi anni.
Già in fatto di colore c 'è stato un grande cambiamento: gli splendidi colori pastosi o fluo che rendono visibili alla luce delle Petzl la posizione della nostra lenza, sono subentrati ai neutri di un tempo.


Ma la grossa rivoluzione si e' avuta coi diametri: che fine hanno fatto quei rassicuranti ed irrinunciabili 40 45 in bobina?


Sicuramente i tempi sono cambiati e con essi anche le idee di chi pratica il surf. L'evoluzione qualitativa che il filo ha avuto in questi anni è, a dir poco, impressionante. Monofili con assoluta assenza di memoria, cioè capaci di non "ricordare" il verso che avevano dentro la bobina prima del lancio e che quindi hanno la proprietà di distendersi all'uscita da questa; carichi di rottura eccezionali, basti pensare che un 20 di costo medio regge oggi circa 4 kg., con una resistenza all’abrasione paragonabile solamente ad una treccia di pari diametro. L'evolversi della tecnica ha poi portato il garista più accanito e, sulle sue orme, anche il profano alla ricerca di un’attrezzatura sempre più sofisticata ed equilibrata. La tendenza è quella di pescare con zavorre sempre più leggere, che hanno nel caso la necessità di essere lanciate ad oltre 100 metri di distanza.


Da qui l'esigenza di montare in bobina monofili sempre più sottili, sia per il discorso legato alla distanza da raggiungere, sia per evitare che gli attriti della corrente o delle onde sulla nostra lenza provochino un continuo scarrocciamento , facendoci magari uscire dalla zona di pesca. Il migliore compromesso fra robustezza del filo e scorrevolezza dello stesso sugli anelli e' un ottimo 18 20 con mare calmo o un 22 -   25 con mare mosso.


Questa scelta ci consentirà oltretutto, in abbinamento ad un’adeguata attrezzatura e ad un minimo di indispensabile abilità , di sostenere vittoriosi combattimenti anche con prede di mole. Indispensabile con questi monofili un'attenzione particolare al loro stato: l'invecchiamento precoce e' infatti caratteristica inevitabile di questi nylon, e da qui la necessità di cambiare abbastanza spesso il filo in bobina, per evitare che abrasioni ed una naturale riduzione del diametro ne causino la rottura.
La stessa tendenza al sottile si riscontra con il monofilo da terminale. Ciò nasce principalmente dall'esigenza di presentare la nostra esca nel modo più naturale possibile e l'esigenza di affrontare una battuta di pesca con pesci sempre più sospettosi ci ha portato alla ricerca di sofisticazioni spesso al limite dell'assurdo. E' ormai comunque non raro vedere un garista affrontare una competizione impostata principalmente alla pesca delle mormore con terminali del 14 16; oppure un pescatore in caccia di diffidenti orate di taglia col 22 25. Ciò non vuol comunque dire che la mentalità del moderno pescatore di surf casting sia cambiata in modo così radicale e totale, ma questo è innegabilmente il generale processo evolutivo del la nostra disciplina.


La tendenza di alleggerire quasi sottodimensionando la propria attrezzatura risponde principalmente alla consapevolezza che pescare più fino e' certamente più redditizio e che la soddisfazione ed il divertimento di lavorare un pesce da primato con un filo capillare e' sufficiente a ripagarci della tensione spesa per aver corso il rischio di perderlo.

Ultimo aggiornamento ( sabato 17 novembre 2007 )
 
PESCA DALLA SPIAGGIA I MULINELLI
PASSIONE PESCA - Accessori e Attrezzature pesca »
Scritto da Administrator   
mercoledì 18 ottobre 2006

                                             PESCA DALLA SPIAGGIA I MULINELLI

 

pesca in Calabria I mulinelli

 


Nella pratica della pesca dalla spiaggia sono  utilizzati due tipi di mulinello: a bobina rotante ed a bobina fissa. Solitamente l'uso del mulinello rotante è riservato alla pratica del surf casting preferendo per la pesca a fondo leggera l'utilizzo dei fissi, i quali, tuttavia, possono essere ben utilizzati in entrambi i casi.

Decidendo per l'acquisto di un mulinello a tamburo rotante, la scelta si presenta tutto sommato facile. Infatti sul mercato italiano sono presenti solo pochi modelli adatti alla pesca dalla spiaggia, è allora più semplice citare direttamente i nomi piuttosto che sviscerarne le caratteristiche. I più leggeri, adatti anche per la pesca a fondo appartengono alla serie 5000 della svedese Abu.

La classe immediatamente superiore (la cosiddetta 12/15 libbre) è senz'altro la più utilizzata e versatile nonché prestante nel lancio. Si può scegliere tra la serie 6500 Abu ed i modelli millionaire o 7HT Daiwa. Adatti ai sistemi più pesanti sono ancora da considerare gli Abu 7000 ed i Penn 370 e 980. Per individuare invece il mulinello a bobina fissa ideale ipotizziamo un confronto fra due attrezzi adatti al surf ma di diverse generazioni. Poniamo sul banco di prova uno dei miti del surf anni 80 cioè il Mitchell 498 ed il primo vero NUOVO fisso: lo Shimano Biomaster GT7000 (tuttora validissimo).

Entrambi presentano, ai fini del Recupero, un risultato molto simile.Le differenze le noteremo nel peso molto più elevato del 498 e nel profilo delle bobine: alta e poco profonda quella del Biomaster, bassa e profonda quella del 498. Queste differenze determineranno notevoli vantaggi in fase di lancio, tutti a favore del Biomaster.

I mulinelli a bobina fissa di ultima generazione sono validissimi a queste condizioni:

1 - Bobina alta e a profilo poco profondo; i circa 200 metri di lenza utili al lancio (vele comprese), dovranno essere contenuti in uno spessore di pochi millimetri periferici al profilo della bobina.

2 - Avvolgimento a spire incrociate per evitare attriti fra le spire del filo

3 - Sistema oscillante del meccanismo di salita e discesa della bobina; ciò comporterà un perfetto avvolgimento del monofilo.

4 - Manovella lunga; al di là del rapporto di recupero renderà il riavvolgimento meno faticoso.

5 - Rapporto di recupero fra 1:4,5 e 1:5,2 per i mulinelli da fondo (un rapporto di recupero
superiore tipo 1:6 sarà sinonimo di eccessiva velocità col doppio inconveniente di frequenti ingarbugliamenti dei finali e scarsa potenza) Rapporto di recupero fra 1:3,2 e 1:4,2 per i mulinelli da surf; ciò determina buona potenza e scarsa velocità.     L'ideale e un rapporto di 1:3,8.
 
6 - Rullino scorrifilo in materiali molto duri e dalla rotazione facilitata sul proprio asse di supporto.  Attenzione, tanti ottimi mulinelli scarseggiano proprio in questo particolare.

7 - Qualche cuscinetto a sfera, anche senza esagerare. Sarebbe inoltre buona norma acquistare mulinelli corredati da una bobina di scorta, a condizione che almeno una delle due sia in materia poco deformabili.

La pressione esercitata da 250 o più metri di lenza dello 0,30 o 0,28 su di essa avvolta potrebbe leggermente ovalizzare una bobina "tenera" con conseguenze sull’imbobinamento. Altro espediente per selezionare un buon mulinello a bobina fissa consiste nel provocare con una mano una pressione adeguata sulla testa del mulinello, senza però bloccare la rotazione, e provare a girare la manovella; un mulinello proporzionalmente potente rispetto all'uso a cui e dedicato riuscirà a ruotare senza eccessivi sforzi.

Ultimo aggiornamento ( sabato 23 giugno 2007 )
 
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Pesce serra pescato con tecnica della teleferica. L'esca usata, un cefalo vivo, lo spot, la foce del fiume amato in localita' Ginepri. La cattura e' stata effettuata da Francesco e dal suo amico di avventura.
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