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PESCARE IL CARASSIO
Pesca da Terra - Pesca Acque Interne
Scritto da Administrator   
martedì 06 maggio 2008

PESCA AL CARASSIO
Carassius carassius carassio

PESCA AL CARASSIO CALABRIA PESCA

Ordine Cipriniformi Famiglia Ciprinidi Lunghezza massima 50 cm Ambiente acque ferme Tecniche di pesca passata

Molto simile alla carpa, il carassio presenta il corpo molto alto con dorso arcuato fino a formare una pronunciata gibbosità, particolarmente evidente nei soggetti più adulti. La bocca è piccola, priva di barbigli, con labbra piuttosto sottili e leggermente inclinate verso l'alto. Il corpo, rivestito di squame di medie dimensioni, presenta una linea laterale ad andamento pressoché orizzontale. La pinna dorsale è molto ampia e allungata tanto da arrivare quasi alla base della pinna caudale che si presenta bilobata. La livrea è di color bronzo o giallo-bruno, con il dorso verdastro e il ventre bianco; le pinne pettorali sono grigie, quelle ventrali e l'anale hanno riflessi rossastri.

Riproduzione e dimensione La riproduzione avviene nei mesi di maggio e giugno, preferibilmente alla temperatura ottimale di 18 °C. La femmina, assai prolifica, depone le uova di color rosso chiaro in numero variabile da 200 000 a 300 000 sulla vegetazione acquatica. Gli avannotti rimangono attaccati alle piante, mediante gli organi adesivi di cui sono provvisti, per due o tre giorni, fino al completo riassorbimento del sacco vitellino. La lunghezza massima del carassio è di 50 centimetri.

Habitat e alimentazione II carassio è un pesce molto resistente che si adatta assai bene a diversi tipi di acqua, anche a quelli con scarso tasso di ossigeno o in ambienti lievemente salmastri. Manifesta una netta preferenza per le acque ferme, dense di vegetazione, e d'inverno si rifugia nei fondali fangosi cadendo in una specie di letargo. Il carassio, la cui crescita è molto lenta, è specie onnivora che si nutre di larve d'insetti, con preferenza per chironomidi, di piccoli crostacei, di piante acquatiche e di plancton.

COME SI PESCA - PESCA ALLA PASSATA

montatura carassio pesca in calabriaPer affrontare il carassio si ricorre alla tecnica della passata con un'attrezzatura di base composta da una canna fissa o con mulinello, con lenza madre dello 0,14-0,16 e finale dello 0,10 per acque chiare e dello 0,12 per acque torbide. I galleggianti più utili sono quelli di forma affusolata, dato che questo pesce viene insidiato in acque generalmente lente, se non addirittura quasi ferme. Solitamente si pesca con l'esca radente il fondo (nel disegno) e quindi con una montatura che, prevedendo la concentrazione della piombatura nella parte bassa della lenza, viene formata da una torpille e da una serie di pallini ravvicinati con amo finale di misura variabile dallo 0,12 allo 0,16. Dato che si agisce in acque molto lente, non occorre adottare l'accorgimento della trattenuta, ma porre particolare attenzione nella ferrata, che dovrà essere sempre tempestiva considerando che l'abboccata del carassio è netta a mezz'acqua e più prolungata sul fondo.

Esche e pasturazione II carassio accetta volentieri una serie pressoché infinita di esche naturali, come i bigattini, i lombrichi interi o a pezzetti, le larve e il pane. Ottimi risultati si ottengono pasturando il posto di pesca con le stesse sostanze usate come esca, da appesantire e gettare in acqua in modo che giungano velocemente sul fondo .

Ultimo aggiornamento ( martedì 06 maggio 2008 )
 
PESCA ALL' ANGUILLA
Pesca da Terra - Pesca Acque Interne
Scritto da Administrator   
martedì 06 maggio 2008

PESCA ALL' ANGUILLA
Anguilla anguilla Anguilla

anguilla pescare l' anguilla pesca in calabria

Ordine Anguilliformi Famiglia Anguillidi Lunghezza massima oltre un metro Ambiente acque con fondali bassi e sabbiosi Tecniche di pesca a fondo

L'anguilla presenta un corpo serpentiforme, con muso allungato e leggermente schiacciato. La testa è conica e gli occhi, al di sotto dei quali termina l'apertura boccale, molto piccoli. La pinna dorsale e quella anale sono congiunte con la pinna caudale che ha forma arrotondata. Due paia di narici, le anteriori fornite di piccoli tubercoli e le posteriori situate all'altezza degli occhi, sono rivelatrici di un olfatto molto sviluppato. La pelle viscida, ricoperta di abbondante muco, nasconde quasi interamente le scaglie cicloidi, molto ridotte. Il corpo è di colore verdastro o tendente al nero, mentre il ventre è bianco perlaceo o giallastro. Una volta raggiunta la maturità sessuale, l'anguilla assume la cosiddetta "livrea di mutazione", con il dorso nero, i fianchi e la pinna dorsale bronzati e il ventre argenteo. In questa fase le anguille vengono chiamate "argentine".

Riproduzione e dimensioni L'anguilla è una specie migratrice catadroma, cioè vive e si sviluppa in acque dolci, ma per riprodursi discende al mare. Di questo pesce è opportuno ricordare il complesso ciclo vitale: la riproduzione avviene nel Mar dei Sargassi; alla nascita le larve, dette leptocefali, intraprendono il viaggio fino alle coste europee e quindi risalgono lungo i fiumi e i torrenti dove acquisiscono l'aspetto definitivo; in seguito subiscono una nuova trasformazione anatomica e iniziano il viaggio di ritorno verso l'Oceano Atlantico. L'anguilla può arrivare a una lunghezza superiore al metro e oltrepassare i 5 chilogrammi di peso.

Habitat e alimentazione È un animale lucifugo, ossia rifugge dalla luce violenta, standosene rintanato durante il giorno negli anfratti e nelle tane delle acque con fondali soffici e melmosi. Resta attivo tutta la notte tornando a celarsi all'alba. Se però le acque vengono intorbidite dalla pioggia, può essere attivo anche nelle ore diurne. È molto vorace e si alimenta di pesci e loro uova, di rane, di molluschi e di sostanze animali in decomposizione. La sua resistenza in acque con bassa ossigenazione è molto elevata.

COME SI PESCA - PESCA A FONDO

L'anguilla si cattura prevalentemente nei mesi estivi con la pesca a fondo, attuata con una robusta canna da lancio intorno ai 3 metri fissata verticalmente a riva. La montatura si realizza con un piombo scorrevole montato su un finale dello 0,30 e bloccato con un pallino a circa 30 centimetri da un amo della misura variabile dal 6 al 10, a seconda dell'esca prescelta. Utilizzando come esca principale il lombrico solitamente innescato in più esemplari a fiocco, la tecnica di pesca consiste nel lanciare nella zona prescelta l'esca, attendendo ohe la montatura si adagi bene sul fondo prima di mettere leggermente in tensione il filo, recuperando con il mulinello. Inserito un campanellino sul cimino della canna, non resta che attendere l'abboccata del pesce, che sarà segnalata dall'avvisatore acustico. Quando l'anguilla abbocca, il campanellino avverte istantaneamente l'attacco del pesce: è assolutamente indispensabile attendere con pazienza diversi secondi, in modo da dare all'anguilla il tempo necessario per ingoiare bene l'esca per poi ferrare in modo deciso, alzando la canna dal puntale .

La pesca dell'anguilla richiede lunghissime attese ricompensate molto spesso dalla cattura di qualche esemplare consistente. La viscida pelle dell'anguilla impone l'uso di uno straccio per poterla affrontare nel modo dovuto. E' consigliato l' uso, un campanellino applicato all'estremità della canna che permette di avvertire l'attacco del pesce.

Ultimo aggiornamento ( martedì 06 maggio 2008 )
 
LA CARPA COME PESCARE LA CARPA
Pesca da Terra - Pesca Acque Interne
Scritto da Administrator   
martedì 06 maggio 2008

LA CARPA COME PESCARE LA CARPA
Cyprinus carpio Carpa

 carpfishing in calabria sila fiume passanta

Ordine Cipriniformi Famiglia Ciprinidi Lunghezza massima un metro Ambiente acque ferme o a corso lento Tecniche di pesca a fondo, carpfishing, legering, passata

È il ciprinide di maggiori dimensioni, largamente diffuso nelle nostre acque. Ha corpo robusto e massiccio, un po' compresso ai lati, con capo di forma conica e muso corto. La bocca è protrattile, con labbra carnose e molto robuste, dai cui angoli superiori pendono quattro barbigli tattili, due per parte, uno lungo e l'altro breve. Mancano i denti, sostituiti da placche faringee ossee che servono per triturare il cibo. La pinna dorsale, sorretta da circa 20 raggi molli, è molto allungata e arriva in prossimità della caudale che è marcatamente biloba. La pinna anale è di dimensioni modeste, pettorali e ventrali di media grandezza. Il corpo è rivestito di grosse squame. Il dorso è di colore variabile, dal bruno olivastro al verde scuro; i fianchi possono essere argentei o bronzo-dorati e il ventre biancastro o giallognolo, con riflessi rossastri. Le pinne sono verdastre: le pettorali, le ventrali e l'anale presentano spesso un colore rossiccio.

Riproduzione e dimensioni La stagione della riproduzione per le carpe va da maggio a giugno, allorché le acque possono raggiungere la temperatura di 20 °C. Ogni femmina, a seconda della taglia, riesce a deporre da 60 000 a 500 000 uova fra la vegetazione che si schiudono già dopo 3-4 giorni, con gli avannotti che iniziano ad alimentarsi dopo un paio di giorni. L'accrescimento della carpa, che può toccare il metro di lunghezza e i 30 chilogrammi di peso, è molto rapido con incrementi progressivamente minori anno per anno. Sembra che possa raggiungere i 20 anni d'età.


Habitat e alimentazione
La carpa vive in acque ferme o a corso lento, con temperature elevate, in luoghi ricchi di vegetazione sommersa e di superficie. Dimora preferibilmente tutto il giorno sui fondali fangosi dove, frugando incessantemente, va alla ricerca del cibo, soprattutto nelle ore notturne. Di abitudini gregarie in età giovanile, tende a isolarsi quando raggiunge dimensioni considerevoli. Pesce onnivoro, si nutre di tutto: crostacei, molluschi, larve d'insetti, vermi e lumachine che ricerca grufolando sotto i sassi del fondo. Predilige anche le sostanze vegetali e non disdegna i residui organici.

COME SI PESCA - LA PESCA A FONDO

È il sistema di pesca più efficace per catturare, con una certa regolarità, la carpa, perché consente di presentare l'esca nel modo più gradito a questo ciprinide, cioè sul fondo. Si usano canne molto robuste, di lunghezza intorno ai 5 metri alle quali si accoppiano mulinelli capaci di contenere monofili di diametro variabile dallo 0,25 allo 0,40, a seconda degli esemplari presenti nel luogo di pesca, con terminali di misura mai inferiore allo 0,20, considerata la forza di questa preda. Gli ami devono essere forgiati, dal n. 3 al n. 10, e la montatura della lenza è la classica da fondo, con piombo scorrevole fermato da un pallino sferico e finale di lenza lungo almeno 50 centimetri. Dopo aver depositato l'insidia sul fondo, si recupera la lenza senza metterla completamente in tensione, ma cercando di tenerla ben allentata in modo che la carpa non incontri nessuna resistenza in fase d'abbocco. Operando in questo modo si consente alla carpa di assaggiare tranquillamente l'esca: la caratteristica maniera di alimentarsi della carpa si avverte istantaneamente, osservando le leggere e ripetute scosse del cimino, seguite da un rapido inarcamento dello stesso, a testimonianza dell'attacco deciso del pesce, al quale occorrerà rispondere prontamente anche se, il più delle volte, il pesce si ferrerà da solo.

L'esca classica per la pesca a fondo della carpa è la polenta, alla quale si possono aggiungere vari ingredienti di richiamo, come lo zucchero, la vaniglia e il miele, che costituisce peraltro un ottimo legante per ottenere una giusta consistenza. Assolutamente indispensabile in questa tecnica è la pasturazione preventiva che ha la funzione di richiamare il pesce, cercando di abituarlo a mangiare sostanze della medesima natura e della stessa dimensione dell'esca che gli verrà in seguito proposta.

CARPFISHING

In questi ultimi anni à stato introdotto In Italia un sistema di pesca innovativo che permette di catturare grosse carpe, il cui livello di diffidenza è molto sviluppato data l'età adulta. Questo sistema è frutto di numerose osservazioni condotte in Inghilterra, patria del carpfishing, volte a risolvere il problema di come riuscire ad allamare un pesce che non tocca assolutamente l'esca quando al suo interno è nascosto l'amo. Nasce così una nuova montatura denominata hair-rig ("inganno del capello"). In pratica si tratta di lasciare l'amo completamente nudo e libero, legando con un filo sottilissimo l'esca a una distanza di 2-3 centimetri dal gambo. In questo modo l'esca viene presentata nelle stesse condizioni in cui si trova in pastura, senza la presenza dell'amo e la resistenza del filo su cui l'amo è montato. Il filo che collega il boccone all'amo deve essere talmente sottile da risultare inavvertibile: massimo diametro lo 0,06. Accade così che il pesce, secondo la sua abitudine, protenda le labbra verso l'esca limitandosi a tratte-nervela per saggiarne la consistenza e scoprire l'eventuale presenza di un elemento estraneo, come potrebbe essere l'amo. Non avvertendo nulla di insolito, e neppure la resistenza del monofilo, aspira il boccone e, insieme a questo, anche l'amo. Utilizzando l'hair-rig la ferrata deve essere pronta, appena il pesce, dopo aver assaggiato l'esca, l'aspira insieme all'amo. Se il pescatore non ferra velocemente, l'amo verrà risputato immediatamente.

 

TERMINALE PESCA CARPA CALABRIA

L'introduzione del carpfishing ha portato alla creazione di nuove esche denominate boilies, piccole palle piuttosto consistenti composte da farina di pesce, farina di pane, caseina, glutine di grano e albume. Le boilies, reperibili in commercio già confezionate, presentano il vantaggio, rispetto alle altre esche, di essere molto selettive, attirando solo l'attenzione delle carpe senza richiamare la minutaglia. Da non sottovalutare, anche nel carpfishing, il ricorso alla pasturazione con le boilies, che potrà essere più o meno abbondante e prolungata a seconda delle diverse circostanze di pesca. Per quanto riguarda il kit di base per praticare questa tecnica, ci si può orientare su una canna da 3,65 metri ad azione di punta e con potenza da 2 libbre, corredata da un mulinello dotato di dispositivo che lascia la lenza libera in fase di abbocco; servono anche i poggiacanne di tipo regolabile, i segnalatori d'abboccata, sia visivi che acustici, e l'indispensabile guadino a bocca larga e maglie fini.

PESCA A LEGERING

Pescando in acque ferme si dimostra particolarmente efficace la tecnica del legering attuata con una canna di 3 metri, con il vettino di tipo swing tip; a tale attrezzo occorre accoppiare un mulinello dotato di buona frizione e guarnito di un monofilo del diametro dello 0,20. Il terminale di diametro variabile dallo 0,12 allo 0,16 porta in derivazione, quando si pesca con la larva di mosca carnaria, un pasturatore o swimfeeder riempito di bigattini che, oltre a fungere da zavorra, ha il compito di realizzare la pasturazione di richiamo. Alla segnalazione dello swing tip, che si alza oppure si sposta lateralmente all'attacco della carpa, occorre rispondere con una ferrata molto dolce, senza strappi violenti per evitare possibili rotture del finale.

PESCA ALLA PASSATA

Pur essendo un pesce prevalentemente di fondo, in acque a corso molto lento la carpa può essere affrontata con la tecnica della passata. Una canna bolognese molto robusta di 4-5 metri e un mulinello di tipo mediopesante con bobina capace di contenere almeno 100 metri di nylon dello 0,25-0,30, con la parte terminale nelle misure dello 0,18-0,20, costituisce l'attrezzatura basilare per interpretare al meglio questo tipo di tecnica. Di grande utilità si rivelano quelle montature che prevedono l'uso di una piombatura con pallini raggruppati di peso variabile da un grammo e mezzo in su e di galleggianti più o meno affusolati a seconda della velocità della corrente. Si pesca a razzolare sul fondo, adoperando come esche il bigattino o il chicco di granturco e adottando l'accorgimento di regolare il galleggiante in modo che l'esca rimanga adagiata sul fondo insieme a un tratto di finale.

Ultimo aggiornamento ( martedì 06 maggio 2008 )
 
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